Friday, 27 May 2011

Prima parrocchia dell'Istituto Cristo Re in Inghilterra



Una meravigliosa notizia dall'Inghilterra: la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a New Brighton (a pochi chilometri da Liverpool) é stata affidata dal vescovo di Shrewsbury, Mark Davies, all'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote. Diverrá pertanto la prima, e siamo certi non l'ultima, parrocchia nella "forma staordinaria" del Regno Unito.

La chiesa era stata chiusa nel 2008 dall'allora vescovo Brian Noble, il quale non aveva trovato di meglio da fare, di fronte ai crescenti costi di manutenzione e riparazione dell'edificio, che abbandonare al suo destino questo grandioso tempio, costruito con molti sacrifici e una fede immensa dagli immigrati irlandesi, tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso.

Oggi, grazie a un vescovo coraggioso (ci vuole molto coraggio, credete, per andare contro corrente nella liberal-progressista Conferenza Episcopale Inglese), questa chiesa puó tornare a essere quello che é sempre stata: un luogo di adorazione e di preghiera.

Una lezione per i laici, i sacerdoti e soprattutto i vescovi europei: torniamo alla dottrina e alla liturgia di sempre, e le chiese rinascono.

Tuesday, 24 May 2011

La Chiesa del futuro


Dopo il disgusto che abbiamo provato leggendo l'intervista al superiore dei Salesiani olandesi, risolleva il morale vedere queste immagini delle nuove ordinazioni sacerdotali nella Fraternitá San Pietro, nel seminario di Denton in Nebraska. Uno dei due novelli sacerdoti é  l'inglese Matthew McCarthy. Speriamo possa iniziare presto il suo apostolato nel Regno Unito. 
Questa é, grazie a Dio, la Chiesa del futuro.


L'Ordinazione



La prima Messa



Fonte: Il Blog di Fr Brown

Monday, 23 May 2011

Chi aveva ragione?


"...ecco coloro che, col pretesto di una più grande fedeltà alla Chiesa e al Magistero, rifiutano sistematicamente gli insegnamenti del Concilio stesso, la sua applicazione e le riforme che ne derivano. (...)
E il fatto è tanto più grave, in quanto l’opposizione di cui parliamo non è soltanto incoraggiata da alcuni sacerdoti, ma capeggiata da un Vescovo, da Noi tuttavia sempre venerato, Monsignor Marcel Lefebvre.(...)
Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti Post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni".
Paolo VI, 24 maggio 1976

Tra Monsignor Marcel Lefebvre e Paolo VI chi aveva ragione?  Per scoprirlo basta leggere l'illuminante intervista al Superiore dei Salesiani olandesi. Eccone un estratto:

Dunque, queste relazioni tra adulti e bambini dovrebbero essere consentite? 
Personalmente, non condanno a priori le relazioni tra adulti e bambini. Conosce Foucault? E' un filosofo. Conosce i suoi scritti? No? Forse dovrebbe leggerli, specialmente l'introduzione alla Parte Quarta. Dipende dal bambino. Non dovremmo considerare l'età così rigidamente. Non si dovrebbe mai violare la sfera personale di un bambino se il bambino non lo desidera, ma quello ha a che fare col bambino stesso. Ci sono anche bambini che, loro stessi, indicano che si può fare. Il contatto sessuale è allora possibile.

Qualcuno ha ancora qualche dubbio?

Tuesday, 17 May 2011

La Provvidenza non dá pietre, scorpioni o serpenti

 

Dal blog di padre Ray Blake.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! (Lc, 11,11-12)

Il cuore della visione cristiana del mondo é la bontá della Provvidenza. A chi mi chiede di istruirlo sul cristianesimo, inizio sempre parlando delle dimostrazioni dell'esistenza di Dio di San Tommaso d'Aquino: amo il modo in cui chiude ciascuna di esse dicendo, "e questo é ció che gli uomini chiamano Dio". Quello di cui parla Tommaso é la Provvidenza, il Potere, l'Essere che esiste in se stesso. Il Potere che é fuori del tempo e dello spazio, la forza che crea qualcosa dal nulla. E' il Potere che determina le leggi dell'universo, la sorgente delle leggi di gravitá, di attrazione e repulsione, di decadenza ed evoluzione.

Inizio da qui, perché la conversione é essenzialmente un cambiamento del modo in cui la gente vede il mondo. Noi crediamo che la Provvidenza é buona. Che Dio, la sorgente e l'origine di ogni cosa, non ci dá pietre, scorpioni o serpenti, e che l'umana bontá non é che un riflesso della bontá di Dio.
La nostra visione dell'ordine naturale é che dietro ogni cosa c'é bontá, amore, cooperazione. La Provvidenza é dalla nostra parte. Noi non crediamo alla darwiniana sopravvivenza del piú adatto, e nemmeno alla marxiana ineluttabile lotta di classe, tra il capitale e il lavoro, tra uomini e donne, tra omosessuali ed eterosessuali. L'attuale visione laicista del mondo é incredibilmente pessimistica, e soprattutto non risponde alla domanda ultima che alla fine gli scienziati devono porsi assieme ai teologi: perché? E' questa domanda che ha condotto uno scienziato come Antony Flew dall'ateismo alla fede.

La visione cristiana del mondo é che Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo non per condannarlo, ma per salvarlo. Non c'é visione piú ottimista e positiva di questa.

Monday, 16 May 2011

Il cardinale Ratzinger e il Concilio Vaticano II


L'ultimo numero di Mass of Ages, la rivista ufficiale della Latin Mass Society, ripubblica opportunamente il testo integrale di una conferenza tenuta nel 1988 a Santiago del Cile dall'allora cardinale Ratzinger, sul tema del giusto valore da attribuire al Concilio Vaticano II. Riporto il passaggio chiave: "La veritá é che questo particolare Concilio [Vaticano II] non ha definito alcun dogma, e ha deliberatamente scelto di rimanere a un livello modesto, come un concilio meramente pastorale; eppure molti lo considerano quasi come fosse un super-dogma, che priva di significato tutti gli altri concili"

Riflette precisamente quanto de Mattei e Gherardini hanno detto e ripetuto negli ultimi mesi. Eppure costoro sono stati dipinti da Introvigne e Marchetto, sulle pagine rispettivamente di Avvenire e dell'Osservatore  romano, come distanti dal pensiero del Papa. Mi chiedo a quale Papa si riferiscano. Forse Paolo VI.



Wednesday, 11 May 2011

Paolo VI e l'ermeneutica della rottura



Si ripete spesso, con riferimento al Concilio Vaticano II, il detto evangelico "l'albero si riconosce dai suoi frutti". I frutti marci li abbiamo sotto gli occhi ormai da decenni, e non sono un mistero per nessuno. Oggi, grazie al libro di Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta (Lindau), possiamo finalmente analizzare l'albero fin nei dettagli, e scoprire con raccapriccio quanto fosse malato.

Quando i documenti conciliari, invece di chiarire e dissipare i dubbi, disorientano e alimentano gli equivoci, dando luogo a interpretazioni opposte, hanno giá fallito nella loro funzione primaria, che é quella di offrire una guida ai semplici fedeli.
Ma de Mattei fa molto di piú che denunciare le ambiguitá e i silenzi dei documenti: ne ricostruisce in modo dettagliato la genesi, svelando i meccanismi, le forzature e gli scontri che li hanno prodotti.
E proprio questa analisi, che Massimo Introvigne, sulle pagine di Avvenire, ha sprezzantemente definito "fare a pezzi i documenti conciliari",  rivela non solo quanto essi si allontanino dalla dottrina cattolica tradizionale, ma anche il perché.
Vi furono forze ecclesiali, talvolta minoritarie, che vollero fortemente questo allontanamento, e che in molti casi, soprattutto grazie all'appoggio del pontefice allora regnante, riuscirono a imporsi.
Conoscere la genesi dei documenti conciliari aiuta a comprendere perché e in che misura essi sono "incompatibili con la piena ortodossia", e costituiscono pertanto un elemento di rottura con la dottrina tradizionale cattolica.
Ed é sull'ermeneutica della rottura che si sono incentrate le maggiori critiche all'opera di de Mattei.
In particolare Introvigne sostiene che sposare la tesi di de Mattei, e cioé che il Concilio Vaticano II abbia operato una sorta di cesura con la Tradizione, significa smentire il Magistero di "cinque Pontefici – dal beato Giovanni XXIII a Benedetto XVI – che si sono presentati come «Papi del Concilio» e ne hanno propagandato, diffuso e difeso i documenti".
L'argomentazione di Introvigne non é condivisibile per un motivo evidente: la posizione dottrinale dei "Papi del Concilio" non é un unicum coerente e lineare, da accettare o respingere in blocco. Anzi, fu proprio un Papa, Paolo VI, a fare propria e a promuovere quell'ermeneutica della rottura che Introvigne vorrebbe negare.
Si puó tranquillamente sostenere, senza timore di essere smentiti, che almeno in un campo, quello liturgico, Paolo VI operó una rottura radicale con la bimillenaria tradizione della Chiesa. La riforma liturgica partorita dalla famigerata commissione presieduta da mons. Annibale Bugnini e approvata da Paolo VI, fu precisamente l’attuazione del disposto conciliare secondo l'ermeneutica della rottura.
Ad accorgersene furono, tra gli altri, i cardinali Ottaviani e Bacci, i quali definirono il Novus Ordo "un impressionante allontanamento dalla Messa cattolica".
Ma piú del giudizio di due vecchi cardinali dell'epoca, vale quanto un certo Joseph Ratzinger scrisse, a proposito della riforma liturgica montiniana, nel libro “La mia vita: ricordi, 1927-1977”. Alla pubblicazione del nuovo messale, scrive Ratzinger, “rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Si diede l'impressione che questo fosse del tutto normale”.
E’ chiaro che lo sbigottimento nasceva dal constatare l’elemento di rottura contenuto in quell’atto.
Divenuto Papa, Ratzinger ha provveduto a sanare quella ferita, attraverso un documento che in molti hanno giustamente definito epocale: il Motu proprio Summorum Pontificum, che ha restituito all’antico messale piena legittimitá nella vita liturgica della Chiesa.
Una prova ulteriore, semmai ce ne fosse bisogno, di quanto la posizione di Benedetto XVI sia diametralmente opposta a quella di Paolo VI, si é avuta pochi giorni fa, quando il Papa ha ribadito che lo scopo della costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosantum concilium "non era stato principalmente quello di cambiare i riti e i testi, quanto invece quello di rinnovare la mentalità e porre al centro della vita cristiana e della pastorale la celebrazione del Mistero Pasquale di Cristo".
Il fatto che Benedetto XVI continui a considerare il Novus Ordo come la forma ordinaria del Rito Romano, é facilmente riconducibile al suo intento, espresso in piú di un'occasione, di non creare ulteriore confusione e incertezza in campo liturgico, giá devastato da decenni di allegre sperimentazioni.
Si tratta dunque di una scelta di opportunitá che nulla toglie al giudizio negativo sulla riforma voluta da Paolo VI.
Assumere come criterio guida per una corretta interpretazione dei testi conciliari l’insegnamento dei “Papi del Concilio", come fa Introvigne, non ha pertanto alcun senso.

Il punto é che i documenti conciliari si prestano ad essere interpretati secondo un’ermeneutica della rottura proprio perché vi é in essi un elemento di rottura con la dottrina tradizionale. E' dunque ad essi che deve farsi risalire la spaventosa crisi dottrinale che attanaglia la Chiesa da quasi mezzo secolo.
E la soluzione a questa crisi é stata indicata giá da tempo da mons. Brunero Gherardini e fatta propria dallo stesso de Mattei: il Concilio Vaticano II fu pastorale e non dogmatico, e "le sue dottrine, non riconducibili a precedenti definizioni, non sono né infallibili né irreformabili, e dunque nemmeno vincolanti".
A queste voci vorrei aggiungere quella di padre John Hunwicke, un sacerdote ex-anglicano, blogger, recentemente entrato a far parte dell'Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham, dunque un osservatore privilegiato delle vicende della Chiesa cattolica post-conciliare. Egli definisce il Vaticano II "irrilevante" per il nostro tempo.
"Il Concilio stesso – scrive Padre Hunwicke – dichiaró di parlare agli uomini del suo tempo. Bene, quel tempo non é il nostro tempo. Il Concilio Vaticano II diede indicazioni pastorali, non dogmatiche, rivolte agli uomini di un tempo che non c'é piú".

I difensori a oltranza, antichi e nuovi, del totem del Concilio si mettano il cuore in pace.