Sunday, 11 September 2011

Dialogo, ovvero l'ipocrisia del progressismo



Romano Amerio, nel suo saggio piú importante, Iota unum, rileva come la parola "dialogo" sia del tutto incognita e inusitata nella dottrina prima del Concilio Vaticano II e non si trovi una sola volta nei concili o nelle encicliche papali antecedenti. Di contro, nei documenti del Vaticano II il termine dialogus appare ventotto volte, di cui dodici nel decreto Unitatis redintegratio sull'ecumenismo.
In effetti il "dialogo" sembra negli ultimi decenni essere divenuto, in alcuni ambienti ecclesiastici, una sorta di imperativo categorico, quasi si trattasse della piú importante veritá della fede cattolica.

Ma che cosa si intende in realtá con la parola "dialogo"?   
Un vescovo ortodosso, il Metropolita Hilarion di Volokolamsk, responsabile del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, ha tempo fa pronunciato un discorso dai toni piuttosto severi indirizzato ai vertici della chiesa anglicana sul tema delle ordinazioni episcopali femminili. Il Metropolita afferma tra l'altro:
Abbiamo studiato i documenti preparatori riguardanti l'ordinazione episcopale femminile, e siamo rimasti colpiti dalla convinzione in essi espressa che, se la decisione di ordinare donne vescovo venisse presa, questo non significherebbe la fine del dialogo ecumenico con Cattolici e ortodossi. Su quale base gli autori dei documenti sono cosí sicuri che questo non accadrá?  

Giá. Come fanno ad esserne cosí sicuri? La ragione é presto detta. Per quanto possa apparire paradossale, quando un progressita parla di "dialogo" non intende affatto un confronto tra idee e posizioni diverse, ma l'accettazione, sic et simpliciter, delle proprie posizioni.

I progressisti - anglicani in questo caso, ma lo stesso potrebbe dirsi dei cattolici o di appartenenti ad altre confessioni - sono a parole i promotori del dialogo, ma di un dialogo che ha sempre e immancabilmente un'agenda progressista che deve essere sottoscritta.

"Dialogo", in questa prospettiva, significa in sostanza accettare senza riserve qualunque amenitá dottrinale - donne prete, vescovi e preti gay, negazione delle principali veritá della fede cristiana - che viene presentata dalle fila progressiste. Provate ad avanzare la proposta - sempre in spirito di "dialogo" - che in ogni diocesi i sacerdoti vengano incoraggiati a celebrare la Messa in latino (Rito Straordinario) o che vengano create parrocchie perosonali per i fedeli legati alla liturgia tradizionale: vedrete che questo supposto "dialogo", come per incanto, si interrompe ancora prima di iniziare.

Il dialogo cosí inteso é in realtá un monologo del progressismo, che da cinquant'anni a questa parte promuove la sistematica demolizione del cristianesimo.

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