Saturday, 3 September 2011

La dignitá della donna: un'invenzione cristiana



Dal libro di Robert Royal, Il Dio che non ha fallito. Come la religione ha costruito e sostenuto l'Occidente, ed. Rubettino. Miei i commenti in rosso e le sottolineature.

Contrariamente a quanto sostengono certe correnti del femminismo moderno, il Cristianesimo miglioró anche lo status delle donne nel mondo antico. Infatti anche se le donne romane non erano sequestrate in casa come le donne greche, non godevano affatto del grado di rispetto che avrebbero ottenuto poi con l'arrivo della nuova fede. Innanzitutto, questo perché la cultura classica, come molte culture tradizionali di oggi, apprezzava maggiormente i ragazzi, mentre le bambine venivano spesso esposte. Questa era una pratica comune per i bambini non voluti in generale, ma che colpiva particolarmente le femmine. Sappiamo che Atene soffrí di una relativa mancanza di donne [come accade oggi in Cina e in India], in parte perché personaggi eminenti come Platone e Aristotele accettavano come normale l'esposizione degli infanti. Nelle condizioni dell'antichitá anche l'aborto uccideva una certa percentuale di donne adulte. Il Cristianesimo, come il Giudaismo, proibí entrambe le pratiche, e per questa sua "superstizione" si attiró perfino l'odio di austeri pagani come Tacito. Si guadagnó peró il favore delle donne, e permettendo la sopravvivenza di un maggior numero di femmine incrementó ulteriormente il vantaggio demografico dei cristiani. Nel II secolo d.C. il cristiano Minucio Felice riassunse tutto questo sostenendo che le "questioni della vita" portarono a un aumento dei cristiani in piú direzioni: "Noi manteniamo la nostra modestia non solo nelle apparenze, ma anche nel nostro cuore rispettiamo con gioia l'impegno di un unico matrimonio; nel desiderio di procreare conosciamo una sola donna, o nessuna (..). Il fatto che, giorno dopo giorno, il nostro numero aumenti non é un motivo di critica, ma é una testimonianza degna di lode [in questi tempi di declino demografico dell'Occidente  dovremmo prenderne nota]; vivendo equamente, aumentiamo o non diminuiamo, mentre gli stranieri convertiti accrescono il nostro numero".
Le donne avevano buone ragioni, oltre la sopravvivenza biologica, per gradire questo sistema. Nella cultura greca le donne vivevano sotto regole simili a quelle vigenti oggi tra i musulmani fondamentalisti. Erano relegate in casa, mentre i loro mariti, se mantenevano la famiglia, erano liberi di cercare altrove i piaceri sessuali. Il Cristianesimo mise fine a questo sistema condannando i vizi della fornicazione e dell'adulterio sia fra le donne che fra gli uomini. Sant'Ambrogio, il grande arcivescovo di Milano e maestro di Sant'Agostino, istruí gli uomini in un trattato sulla creazione ricordandogli che la dignitá delle donne risale alle prime origini: "Tu non sei il suo padrone, ma il suo marito; lei non ti é stata data per essere la tua schiava, ma per essere tua moglie (..). Restituiscile le sue attenzioni e sii grato per l'amore che prova per te". Nella societá classica le donne avevano difficoltá a esercitare una qualche influenza. Per contrasto vediamo che giá nel Nuovo Testamento e nelle chiese che san Paolo e gli apostoli fondarono nel Mediterraneo le donne di buona famiglia esercitavano spesso diverse responsabilitá. Mentre la popolazione pagana contava meno donne che uomini, quella cristiana aveva probabilmente piu donne che uomini, e molte di queste donne evangelizzarono probabilmente i mariti non cristiani. 

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