Monday, 30 January 2012

CL e la Messa in latino



Nell'agosto del 1988, in occasione del Meeting di Rimini, su Repubblica apparve un articolo intitolato "CL rimpiange la Messa latina: In chiesa ci vuole mistero". Ecco alcuni stralci:

"Errore gravissimo aver abbandonato il latino, accusa Giovanni Testori, poeta-drammaturgo chiamato ieri a commentare l' indagine del Sabato [sul crollo della pratica religiosa soprattutto tra i giovani, N.d.r.]. Giancarlo Cesana, presidente del Movimento popolare, braccio politico di Cl, non dice che è d'accordo, ma nemmeno prende le distanze. Anche lui, anzi, addita la responsabilità di certi cattolici che riducono il cristianesimo a un generico richiamo morale e contribuiscono al decadimento del senso religioso.(..) Il latino è stato sostituito con l' italiano dice lo scrittore milanese perché la gente potesse capire. Ma cos' è questa maledizione di dover sempre comprendere tutto? In chiesa, davanti all' altare, è l' uomo che deve farsi capire, non Dio. Altra bordata: a volte ho l' impressione che nemmeno il prete creda più a quello che dice. Naturalmente la gente se ne accorge, e se ne va. E certo non aiutano, nel ricostruire una liturgia come si deve, tutti quei canti e canticini... E' un vero e proprio processo alla Santa Messa. Testori chiama in causa anche una parte delle alte gerarchie, responsabili di aver permesso un'eccessiva modernizzazione dei riti cattolici. La Chiesa dice lascia che passi via nell' indifferenza il centro della Messa. Troppo spesso si celebra un aborto. Lo so, adesso qualcuno mi bollerà come léfèbvriano: non me ne importa nulla. Il messaggio del Meeting, insomma, è chiaro: se le chiese si svuotano è anche perché la Chiesa ha accettato un linguaggio troppo uguale a quello mondano".

Anni dopo, mentre indiscrezioni sempre piú insistenti indicavano che Benedetto XVI avrebbe finalmente liberalizzato l'antica liturgia (come poi avvenne con il Motu proprio Summorum Pontificum), un altro figlio spirituale di don Giussani, Antonio Socci, si esprimeva in questi termini:

"Nella vita della Chiesa vale il principio “lex orandi, lex credendi” (significa che la teologia della Chiesa, l’ortodossia della fede, si trova nella liturgia). Non a caso è specialmente lì che più si sono accaniti gli “innovatori” per demolire la Chiesa dall’interno. Come hanno potuto farlo? Grazie alla riforma liturgica del 1970 che ebbe due conseguenze devastanti. La prima, imposta dalla burocrazia clericale contro gli stessi dettami del Concilio Vaticano II, fu la proibizione della Messa tridentina, quella che da secoli era la Messa ufficiale della Chiesa (anche al Concilio veniva celebrata quella messa lì). La seconda involontaria: si dette il via nella liturgia a una serie di abusi, di invenzioni e perfino follie eterodosse che hanno avuto effetti terribili allontanando dalla Chiesa tanti che si sono messi a cercare il sacro e il bello altrove" (Libero, 17 dicembre 2006).

Quando vedremo allora la Messa antica celebrata con regolaritá nelle comunitá di CL, o negli esercizi spirituali del movimento? Molto presto, é la mia previsione, e il mio auspicio.

Monday, 2 January 2012

Dio benedica l'Ungheria!


 Santa Elisabetta d'Ungheria

Dal 1 Gennaio 2012 é entrata in vigore la nuova Costituzione Ungherese, che tanti mal di pancia ha provocato all'intellighentia laicista che detta legge nell'Unione Europea. Per comprendere la ragione di questi mal di pancia basta un assaggio del Preambolo al testo costituzionale. Leggiamo e gustiamo!

Dio benedica l’Ungheria!
Noi, membri della Nazione ungherese, all’inizio del nuovo millennio, nella nostra responsabilità davanti a tutti gli Ungheresi, dichiariamo quanto segue:
Siamo fieri che il nostro re Stefano il Santo mille anni fa abbia fondato lo Stato ungherese su solide fondamenta e abbia reso la nostra patria parte dell’Europa cristiana.
Siamo fieri dei nostri antenati, che combatterono per la salvaguardia, la libertà e l’indipendenza della nostra patria.
Siamo fieri delle straordinarie opere spirituali degli uomini e delle donne ungheresi.
Siamo fieri che il nostro popolo abbia difeso per secoli l’Europa, combattendo per i suoi valori e accrescendoli con la propria dedizione e il proprio zelo.
Riconosciamo il Cristianesimo come forza che tiene insieme la nazione. Rispettiamo le diverse tradizioni religiose del nostro Paese.
Giuriamo di conservare l’unità spirituale e culturale della nostra nazione, più volte lacerata nelle tempeste del secolo appena concluso. (..)