Wednesday, 30 May 2012

L'intolleranza della lobby gay




La lobby gay (o LGTB - Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender) che imperversa nella maggior parte dei paesi europei, Italia inclusa, sta rivelando sempre piú la sua indole totalitaria, intollerante ed estremista.

Il Regno Unito - paese in cui vivo da anni e di cui posso dunque parlare con cognizione di causa - ne offre un esempio paradigmatico.

Come noto, il Primo Ministro conservatore David Cameron, sia per personale convinzione sia per tenersi buoni i liberaldemocratici alleati di governo, ha da tempo espresso il proprio sostegno all'introduzione del cosiddetto "matrimonio" gay. Questo, é bene sottolinearlo, senza godere di alcun mandato da parte dell'elettorato conservatore, dato che nel manifesto del partito alle ultime elezioni legislative non vi era alcuna menzione del "matrimonio" gay.

Ma quello che Cameron proprio non si aspettava é la rivolta di popolo che la proposta ha sollevato.

Ad oggi, una petizione a sostegno del matrimonio tradizionale ha raggiunto e ampiamente superato il mezzo milione di firme.    

Non solo. Negli ultimi mesi i deputati conservatori sono stati subissati di lettere di protesta da parte dei propri elettori, con un messaggio forte e chiaro: "Se voti a favore del "matrimonio" gay, puoi scordarti il nostro voto alle prossime elezioni". La pesante sconfitta dei conservatori e dei liberaldemocratici alle elezioni locali svoltesi poche settimane fa non é che un avvertimento.

Ora, ci si aspetterebbe che la forte opposizione popolare al progetto di introdurre il "matrimonio" gay abbia non dico fatto cambiare idea ai promotori (giammai!), ma almeno meno indotto a una pausa di riflessione.

E invece no. I paladini dell'ideologia omosessualista hanno una concezione curiosa del processo democratico, secondo la quale esso si puó definire democratico solo quando e nella misura in cui coincide con il proprio programma ideologico. 

Per fare un esempio, una delle piú tenaci sostenitrici del "matrimonio" gay, la deputata liberaldemocratica Lynne Featherstone,  ha ribadito che il procedimento consultivo in corso non riguarda il se, ma il come il matriminio gay diventerá legge. Come dire: "Noi, elite illuminata e progressista, ce ne freghiamo di quello che il popolo ignorante e bigotto ci chiede, e andiamo avanti per la nostra strada, determinati a stravolgere l'istituto matrimoniale, con tutte le conseguenze che questo mutamento comporta - inclusa la sostituzione dei termini madre e padre con "progenitore A" e "progenitore B", come é giá accaduto in Spagna.

Ma la prova forse piú decisiva della natura profondamente intollerante della lobby gay é l'azione intimidatoria perpetrata contro un blogger che ha osato manifestare il suo sostegno alla campagna contro l'introduzione del "matrimonio" gay.
Il blogger in questione, che scrive sotto lo pseudonimo di Cranmer, ha avuto l'ardire di ospitare gratuitamente sul suo blog un messaggio pubblicitario a sostegno del matrimonio tradizionale (che ripropongo qui sopra). Anche a chi non ha molta dimestichezza con l'inglese risulterá evidente che il messaggio non offende e non insulta nessuno; semplicemente riafferma la concezione tradizionale del matrimonio come unione tra un uomo e una donna.
Eppure ai censori della lobby gay questa pubblicitá non é andata giú. A quanto sembra, circa venti persone (ripeto, non migliaia, non centinaia, ma venti) hanno ritenuto il messaggio offensivo, e hanno sporto denuncia all'Autoriy per la pubblicitá (ASA), la quale ha con solerzia dato inizio a un'indagine per violazione della legge sulla pubblicitá.

Ma il nostro Cranmer non é un tipo che si lascia intimidire, ed é passato al contrattacco. Ha fatto qualche ricerca e ha scoperto che il presidente dell'Autority, Lord Smith of Finsbury, é un omosessuale dichiarato - e su questo si potrebbe sorvolare -, ma é soprattotto, guarda caso, vice presidente del comitato promotore del "matrimonio" gay.  

Ecco a cosa ci troviamo di fronte: a una lobby arrogante e faziosa, propugnatrice di un'ideologia laicista ed elitaria, che non tollera manifestazioni di dissenso, anche le piú inoffensive; che é pronta a usare i mezzi piú meschini, subdoli e antidemocratici pur di attuare il proprio disegno di smantellamento dell'istituto del matrimonio; e che un giorno sí e l'altro pure lancia anatemi e scomuniche, etichettando come omofobo e fondamentalista chiunque osi dissociarsi dall'ideologia omosessualista (un po' come nell'Italia degli anni Settanta si dava del "fascista" a chiunque non fosse schierato a sinistra).

 
Ebbene, questi signori (o signore, facciano loro) devono sapere che esiste una maggioranza di cittadini che, come il blogger Cranmer, non si fa intimidire, e continuerá ad affermare che il matrimonio é, e sará sempre, l'unione tra un uomo e una donna.

“Verrà un giorno in cui, per chiamare pietre le pietre bisognerà sguainare la spada” ammoniva Chesterton. Quel giorno é arrivato.

1 comment:

Riccardo said...

Mi pare che in Inghilterra si tenda più a perseguitare i reati d'opinione che gli altri crimini. E poi non capisco perché una persona dovrebbe autocensurarsi solo perché rischia di offendere qualcun altro. E' totalmente assurdo!