Thursday, 23 August 2012

Una vita "indegna" di essere vissuta?



Oggi la prima pagina di molti quotidiani britannici é dedicata alla triste vicenda di Tony Nicklinson, un uomo affetto da una grave patologia, il quale aveva chiesto all'Alta Corte - senza essere esaudito - che gli fosse concessa l'eutanasia.  
Ieri la notizia della sua morte, apparentemente per cause naturali.

Sono in genere piuttosto restio a formulare giudizi sul tema dell'eutanasia, se non altro perché dietro questo termine dal sapore un po' burocratico si celano tragedie umane, ognuna con il suo immenso bagaglio di dolore, che non possono non meritare rispetto e discrezione.  

C'é peró un elemento che trovo molto inquietante e sui cui vorrei attirare l'attenzione.
Un aggettivo viene costantemente usato sui giornali o nelle dichiarazioni ufficiali per descrivere la condizione di vita delle persone che chiedono venga posta fine alla loro esistenza: "indegna". La loro vita sarebbe "indegna" di essere vissuta.

Perché la persona - cosí almeno si giustificava il povero Nicklinson -  ha bisogno di cure ininterrotte, non puó fare i propri bisogni senza l'aiuto di qualcuno, non puó mangiare senza essere imboccata, insomma in ogni aspetto della sua esistenza dipende da altre persone.

Una condizione senza dubbio dolorosa e drammatica, ma basta questo a rendere la vita "indegna" di essere vissuta?

Quanti fra noi hanno familiari o parenti disabili, malati cronici o anziani che non sono per nulla autosufficianti e richiedono impegno e attenzione costanti, eppure non hanno mai dubitato per un istante che quelle vite siano assolutamente degne di essere vissute, perché uniche, irripetibili, straordinarie?

In realtá in quell'aggettivo, "indegna", si rivela il volto terribile e disperante di un'ideologia - quella ateo-materialista - che in un essere umano non puó vedere nient'altro che la sua dimensione corporale, fisica, e in una vita nient'altro che un processo biologico, da interrompere quando non funziona piú a dovere, in quanto inutile e gravoso. 

E' a questa ideologia, spesso ammantata di falsa compassione, che da cristiani dovremo sempre opporci.

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