Sunday, 11 December 2011

Messa antica e inculturazione


La Messa antica - secondo una critica spesso rivolta dagli ideologi della liturgia post-conciliare - impedirebbe una reale inculturazione, cioé adeguamento a culture diverse da quella occidentale.

A riprova di quanto ció sia falso e pretestuoso bastano queste immagini della Messa antica celebrata regolarmente a Mumbai (ex Bombay), perfetto esempio di inculturazione.   

Un particolare significativo: i chierichetti servono Messa scalzi, in quanto nella tradizione induista - come del resto in quella islamica - é normale togliersi i calzari nei luoghi sacri (e quale luogo piú sacro di quello in cui si rinnova il Sacrificio incruento di Nostro Signore!).

L'arcivescovo di Colombo (Sri Lanka), cardinale Ranjith - uno che di inculturazione e di liturgia ne capisce qualcosa, a differenza dei nostri "liturgisti" - ha in passato piú volte ricordato come il senso del sacro sia profondamente radicato nella tradizione religiosa del subcontinente indiano, e come questa sacralitá si esprima splendidamente nell'Antico Rito della Messa. 
E' semmai il Nuovo Rito, antropocentrico e orizzontale, ad avere poco o nulla a che spartire con la cultura indiana.





Saturday, 10 December 2011

Gli hobbit di Tolkien: non eroi ma semi-uomini che salvano il mondo


Da Zenit.org


Un saggio analizza il legame tra le opere dello scrittore britannico e le Sacre Scritture

Di Luca Marcolivio

Le opere di John R.R. Tolkien hanno conosciuto una diffusione di massa, anche in Italia, soprattutto dopo le riduzioni cinematografiche della trilogia del Signore degli anelli. Relativamente meno nota è la vicenda umana intellettuale del loro autore che, a livello critico-accademico, ha sempre avuto una letteratura piuttosto esigua nel nostro paese.

Un recente significativo contributo è tuttavia quello di Greta Bertani, 41 anni, modenese, che ha recentemente pubblicato Le radici profonde. Tolkien e le Sacre Scritture (Il Cerchio, 2011), suo primo saggio interamente dedicato allo scrittore britannico.

La tesi di fondo dell’opera è la conferma della possibilità di una doppia lettura di Tolkien: se da un lato la modalità espressiva è quella della favola e del mito, ispirati alle leggende del Medioevo anglosassone, dall’altro le fondamenta della narrativa tolkieniana, a partire dal Silmarillion, risiedono nelle fonti della Sapienza Biblica.

Come sottolineato dal giornalista e scrittore Andrea Monda nella prefazione, svariati anni fa alcune statistiche citavano Il Signore degli anelli come il libro più letto del mondo, dopo la Bibbia. Sorvolando sulla fondatezza di questa affermazione il prefatore, appoggiando l’autrice, ritiene che il legame tra l’opera di Tolkien e le Sacre Scritture “ci sia, e anche molto stretto”.

Sono note, dagli elementi biografici e dall’epistolario, la fede e la cultura profondamente cattoliche di Tolkien: un cattolicesimo spiccatamente legato alla tradizione, in acceso antagonismo con la scristianizzazione della modernità.

Nelle sue opere, lo scrittore britannico è coerente al proprio credo e “non teme di utilizzare personaggi e forma narrative della mitologia per esprimere se stesso e la propria fede”, scrive Greta Bertani nell’introduzione al suo saggio.

“Studio le opere di Tolkien sin dall’università – ha raccontato Bertani a Zenit – e mi sono laureata con una tesi su di lui. Intuii da subito le analogie con le Sacre Scritture: ad esempio la morte e il ritorno di Gandalf, il pane elfico che sazia e ristora l’anima, Frodo che, come Abramo, deve lasciare la sua terra”.

Caratteristica degli eroi tolkieniani è, in fin dei conti, quella di non essere affatto degli eroi. In essi è facile riscontrare i limiti e le fragilità degli uomini comuni. “Né Frodo, né Sam sono abili di spada – osserva Bertani – né hanno idea della strada che dovranno percorrere. L’anello li ha strappati alla sicurezza e alla routine della loro quotidianità”.

Come dichiara a Zenit Andrea Monda, gli hobbit sono “pigri, tranquilli, abitudinari e ritualisti; hanno tutti i nostri vizi e vezzi, compreso il pettegolezzo. Più che vivere la vita, la osservano. Manca loro la sete e, come dice Gandalf, chi riconosce di avere ancora sete, ha ancora speranza”.

In Tolkien è profondamente cristiano, inoltre, il “rovesciamento della quest”: al contrario di archetipi letterari come il capitano Acab di Moby Dick o il Faust, mossi dall’orgoglio o dalla vendetta, gli “eroi” tolkieniani “rinunciano alla loro vita per la salvezza degli altri”.

Gli hobbit sono personaggi molto più umani della maggior parte degli eroi della letteratura antica, medioevale e moderna, da Omero in poi: devono fare i conti con la tentazione della conquista del potere e, alla fine, capiscono che rinunciare al potere stesso è un atto ben più eroico.

L’irruzione dell’anello nelle loro vite porterà gli hobbit nel cuore di un’avventura molto più grande di loro, al termine della quale risulteranno vincitori nonostante i loro oggettivi limiti, ad esempio, nelle doti militari.

Ciò che li salva, come per gli apostoli di Cristo, è la loro umiltà e la loro prontezza nel rispondere alla chiamata a salvare il mondo. Il loro punto di forza è anche il non prendersi troppo sul serio: è l’autoironia a salvarli.

L’epilogo del Signore degli Anelli è simile a quello del Vangelo: il male è sconfitto ma continua ad operare. Eppure a salvarci non è stato nessun superuomo nietzschiano e nemmeno un uomo ma dei “semi-uomini”. Proprio come gli hobbit…

È possibile acquistare il libro cliccando su questo link: Amazon.it.

Friday, 9 December 2011

Arabia Saudita: "Se permettiamo alle donne di guidare, fra dieci anni non ci saranno piú vergini".



"Se la proibizione alla guida per le donne verrá tolta, da qui a dieci anni nel Regno Saudita non ci saranno piú vergini". E' una delle esilaranti dichiarazioni contenute in un documento stilato da Kamal Subhi, professore all'Universitá Re Fahad di Riyadh e perito presso il Consiglio Consultivo (parlamento) dell'Arabia Saudita, dunque si presume una figura di alto profilo intellettuale e morale (figuriamoci gli altri!).

Nel rapporto si manifesta la piú  assoluta contrarietá alla concessione alle donne della facoltá di guidare l'automobile.

A parte la loro carica umoristica, queste dichiarazioni esprimono meglio di mille ricerche sociologiche l'enorme divario culturale che esiste fra l'Occidente e gran parte del mondo arabo.

Il professore afferma che "permettere alle donne di guidare comporterebbe un incremento esponenziale della prostituzione, della pornografia, dell'omosessualitá [??!!] e del numero di divorzi".

Subhi conclude il suo rapporto raccontando un episodio accadutogli mentre era in visita in un altro paese della penisola arabica dove - disgraziatamente secondo il suo punto di vista - alle donne é permesso guidare.

"Ero seduto in un Caffé - racconta Suhbi - e tutte le donne mi guardavano [?!]. A un certo punto una di loro mi ha fatto un cenno, facendomi chiaramente capire che era disponibile. Questo é quello che succede quando si permette alle donne di guidare!".

Thursday, 1 December 2011

1945: Santa Messa a bordo di una nave della Marina americana


Un documento davvero straordinario: un filmato a colori di una Messa celebrata su una nave della Marina americana (si puó notare che il celebrante a tratti barcolla a causa dell'ondeggiare della nave), girato poche ore prima lo scatenarsi di una delle piú sanguinose battaglie navali della seconda guerra mondiale, al largo della costa di Iwo Jima nel Pacifico, in cui molti dei marinai persero la vita.

Sunday, 27 November 2011

Testamento della Regina Isabella di Castiglia



Dal Testamento della Regina Isabella di Castiglia, salita al Cielo il 26 Novembre 1504.

In quanto al tempo in cui ci furono concesse dalla santa Sede Apostolica le Isole e la Terraferma del Mare Oceano scoperte e da scoprire [America e isole vicine], la nostra principale intenzione fu (..) di fare in modo di indurre e attrarre i popoli che le popolano a convertirsi alla fede cattolica, e inviare a tali Isole e Terraferma prelati e religiosi e chierici e altre persone dotte e timorose di Dio per istruire gli abitanti e residenti di quelle terre alla fede cattolica, e insegnare loro buoni costumi (..), supplico il re mio signore molto affettuosamente, e raccomando e comando alla principessa, mia figlia, e al principe, suo marito, che così facciano e adempiano, e che questo sia il loro principale fine e in esso si metta molta diligenza, e che non consentano né causino che gli indiani, i residenti e gli abitanti delle Indie e Terraferma, raggiunte o da raggiungere, ricevano danno alcuno nelle loro persone o beni, ma al contrario che siano bene e giustamente trattati, e se hanno ricevuto qualche danno che lo rimedino e provvedano affinché non si oltrepassi in nessuna cosa ciò che nelle lettere apostoliche di detta concessione si comandava e stabiliva.

Friday, 18 November 2011

La diocesi di Orange (USA) compra una cattedrale per 57,5 milioni di dollari



E noi che pensavamo ci fosse la crisi, il tracollo economico e finaziario imminente. Macché! Almeno a non pensarla cosí é monsignor Tod D. Brown, vescovo della diocesi di Orange, California.
Infatti la diocesi ha appena vinto la gara per aggiudicarsi la cosiddetta Cattedrale di Cristallo, un edificio, come si puó intuire dalla foto, piú simile a un centro commerciale che a una chiesa.
Il costo? 57,5 milioni di dollari.

Crisi? Quale crisi?

Fonte: Rorate Caeli

Wednesday, 9 November 2011

In Gran Bretagna é boom del latino



In Gran Bretagna é boom del latino. Il numero di studenti che all'inizio di quest'anno scolastico hanno scelto come materia la lingua di Cicerone ha conosciuto un incremento impressionante.

Il ministro dell'educazione Michael Gove si é spinto a dichiarare che "quello cui stiamo assistendo é il piú grande revival del latino dai tempi della conquista di Giulio Cesare". 
Tra i piú enstusiasti promotori dell'insegnamento delle lingue classiche c'é l'eccentrico e popolarissimo sindaco di Londra, il conservatore Boris Johnson, che ha costituito un gruppo di sessanta volontari con l'incarico specifico di insegnare il latino nelle scuole elementari statali.

Ci sarebbe molto da dire su questo fenomeno. Ma una cosa mi preme sottolineare. Il latino é stato, fino alla rivoluzione di fine anni Sessanta (uso il termine rivoluzione di proposito), la lingua della liturgia cattolica. Paolo VI ritenne necessario il suo abbandono per avvicinare la Chiesa al mondo moderno, per favorire "la partecipazione del popolo, di questo popolo moderno saturo di parola chiara, intelligibile, traducibile nella sua conversazione profana" (Allocuzione all'udienza generale ai fedeli del 26 novembre 1969).

Oggi, Anno Domini 2011, frotte di adolescenti nella moderna e secolarizzata societá britannica fanno la fila per iscriversi alle lezioni di latino. In questo Paolo VI non fu davvero profeta.

Tuesday, 1 November 2011

Moralismo e morale


Di Luigi Giussani

La corruzione della moralità - oggi particolarmente in voga - si chiama moralismo. Il moralismo è la scelta unilaterale dei valori per avallare la propria visione delle cose. Normalmente gli uomini capiscono che, senza un certo ordine, non si può concepire la vita, il reale, l'esistere. Ma come definiscono quest'ordine? Considerando la realtà secondo i vari punti di vista da cui partono, la descrivono nei suoi dinamismi stabili e mettono in fila un seguito di principi e di leggi, adempiendo i quali sono persuasi che l'ordine si crei. Ecco allora che si scandiscono, in ogni epoca, le varie proposizioni analitiche in cui la riflessione distende le sue pretese: Bisogna fare così e così. I farisei definivano l'ordine con un numero quasi infinito di leggi: da un certo punto di vista il fariseo è l'uomo affezionato all'ordine, il difensore della morale intesa come quell'ordine affermato e delineato, in quanto possibile all'uomo, secondo tutti i suoi dettagli.
Il moralismo si traduce in due sintomi gravi. Il primo è, appunto, il fariseismo. Nessuno è più antievangelico di chi si considera onesto, perchè non ha più bisogno di Cristo. Il fariseo vive senza tensione, perchè stabilisce lui stesso la misura del giusto e la identifica con ciò che crede di poter fare. Come contraccolpo, egli usa la violenza contro chi non è come lui. Il secondo sintomo perciò è la facilità alla calunnia. Da un lato, dunque, giustificazione per se stessi. Dall'altro, odio e condanna del prossimo. (..)
Nel Regno di Dio non c'è nessuna misura, nessun metro. Nessuno giudichi, perchè Dio solo giudica. San Paolo dice anche: Io non giudico nessuno, neanche me stesso. Solo Dio misura tutti i fattori dell'uomo che agisce e la sua misura è oltre ogni misura: si chiama misericordia, qualcosa per noi di ultimamente incomprensibile. Come l'uomo Gesù che ha detto di coloro che lo uccidevano: Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno: sull'infinitesimo margine della loro ignoranza Cristo costruiva la loro difesa. La nostra imitazione di Lui è nello spazio della misericordia.
Per questo la moralità è una tensione di ripresa continua. Come un bambino che impara a camminare: cade dieci volte, ma tende a sua madre, si rialza e tende. Il male non ci ferma: possiamo cadere mille volte, ma il male non ci definisce, come invece definisce la mentalità mondana, per cui alla fine gli uomini giustificano quello che non riescono a non fare.

Da Generare tracce nella storia del mondo, Rizzoli

Saturday, 29 October 2011

Cultura cattolica e presunzione laica



Di Carlo Stagnaro

Parlare di “cultura laica” e “cultura cattolica” è fuorviante, perché così facendo si rischia di cadere preda di un doppio equivoco. Da un lato, si sovrappongono due nozioni assolutamente diverse – quella di “laicità” e quella di “non cattolicità”. Dall’altro, si confonde la seta con gli stracci, si mettono sullo stesso piano il cattolicesimo e il “laicismo”, Sant’Agostino e Alberto Moravia, le Crociate e i girotondi.
La cultura cattolica è il DNA dell’Europa, nello stesso senso in cui la storia del nostro continente è stata, almeno fino a non molto tempo fa, la storia della Chiesa. Essa ha mille sfaccettature, come le foglie di un gigantesco albero che coi propri rami lambisce il cielo e le cui radici affondano agli albori dell’umanità. E’ piuttosto chiaro, del resto, che il liberalismo nasce dalla riflessione dei pensatori cristiani, e deve all’insegnamento di Gesù il proprio richiamo alla libertà dell’individuo.
Non è un caso che l’intera teoria del diritto naturale, che si dipana da Aristotele a San Tommaso, da John Locke a Murray N. Rothbard sia tutta in quelle quattro paroline dettate da Dio a Mosè. Non uccidere, non rubare. Né si può sottovalutare che l’universalismo della Chiesa è anche quello caro ai liberali – ogni uomo è responsabile delle proprie azioni di fronte a Dio, non di fronte ai suoi simili; e tutti gli esseri umani godono di pari diritti in quanto sono tra loro fratelli e figli di un unico Padre. Infine, se nel corso degli eventi umani si è mai assistito a un’epoca di laissez-faire ante litteram, di decentralizzazione, di esaltazione dei meriti individuali, di ampia diffusione della cultura e circolazione delle idee, quella è stata il Medio Evo cristiano.
Ciò non significa, naturalmente, che non esistano (o non abbiano dignità) culture non cristiane, né che il liberalismo non ne abbia tratto giovamento. Quello che deve rimanere un punto fermo, però, è che la pietra su cui i liberali hanno edificato la propria costruzione teorica è la medesima su cui Cristo ha fondato la Sua chiesa. Non è possibile immaginare il liberalismo, e perfino l’Europa, senza il cristianesimo. Questo, peraltro, impedisce di indulgere in un vuoto relativismo, in virtù del quale ogni valore si scioglie e l’individuo annega nell’indistinta babele di suoni di un mondo rotto e abbruttito, privo di un senso e di una direzione.
D’altronde, negare che vi siano delle verità – per dirla con Thomas Jefferson – “di per sé evidenti” e affermare che tutte le culture, tutti i valori, tutti i “diritti” sono equivalenti è la cifra del laicismo – e della sua peculiare istituzione, la scuola pubblica. Nel linguaggio corrente, “laico” significa “non cristiano”, e “laiche” sono le virtù di chi ha fatto dell’oppio (ideologico) la religione dei popoli. La tolleranza “laica” è in verità l’imposizione di un modello culturale anti-cristiano e, spesso, addirittura anti-umano. “Laica” è l’educazione impartita dagli istituti pubblici, allo scopo di formare “buoni cittadini”. E’ superfluo dire che è lo Stato a decidere chi e cosa sono i “buoni cittadini” – né meraviglia che un “attestato di laicità” sia il fiore all’occhiello in una società largamente secolarizzata come la nostra, sempre in bilico tra l’ateismo disperato e la new age, tra lo scetticismo e un ridicolo neopaganesimo.
In effetti, il laicismo va di pari passo con lo statalismo. Già Carl Schmitt si era accorto che lo Stato nasce dalla secolarizzazione di concetti teologici. Deposto Dio, lo Stato presenta se stesso come il vitello d’oro di fronte a cui tutti devono prostrarsi e che ciascuno deve adorare – altrimenti sarà considerato un malato mentale, un dissidente, e di conseguenza verrà curato e punito, fino a quando non ammetterà la propria colpa ed espierà i propri peccati.
L’idea di “laicità” è perfettamente funzionale alla sovranità, e dunque alla pretesa degli uomini politici di dettare le nuove tavole della legge – dando appena l’illusione, tramite la bizzarra cerimonia del voto, che i sudditi siano in realtà liberi cittadini. Ecco dunque che trovano una spiegazione i miti (la nazione, il bene comune, la giustizia sociale, la resistenza…) e riti (le elezioni, i discorsi di fine anno, le sedute in parlamento) dello Stato moderno. Tutto questo parafernale si regge non già sulla buona volontà dei fedeli e grazie alle loro spontanee donazioni, ma per mezzo della coercizione e del “lavoro” – ça va sans dire – dei “ministri del culto” (politici, burocrati, insegnanti, esattori delle tasse).
Se dunque il cattolicesimo è riuscito a costruire una società estremamente viva, lo Stato ha distrutto e ingrigito tutto quel che ha toccato. Il cristianesimo ha prodotto la cupola di San Pietro, Giovannino Guareschi e i cori polifonici. Lo Stato può vantare le intendenze di finanza, Norberto Bobbio e Jovanotti. Non c’è storia. Da una parte parlare di cultura sarebbe perfino riduttivo; dell’altra, al massimo, si può cantar la presunzione.


Saturday, 22 October 2011

La Liturgia degli ex anglicani sará ad Orientem



Il Tablet, settimanale catto-progressista inglese, riporta molto a malincuore la notizia che la liturgia, ancora in via di definizione, dell'Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham, che raccoglie sacerdoti e laici ex anglicani, prevederá che il sacerdote celebri la Messa ad Orientem, come avviene nel Rito di san Pio V (in effetti giá oggi le Messe dell'Ordinariato sono molto piú simili al Rito tridentino che non al Novus Ordo).  
Un altro passo avanti verso la restaurazione della liturgia cattolica, dopo le devastazioni del post-Concilio. 

Friday, 21 October 2011

"Non fu Cristo a morire in Croce, ma un suo sosia". Una strana idea di Gheddafi? No, del Corano.



Sul Times di oggi, tra le paginate di commenti e reportage sulla morte di Gheddafi, ha attirato la mia attenzione un editoriale in cui si ricordano le idee eccentriche che hanno caratterizzato il leader libico. In particolare si menziona la credenza che "Cristo non morí sulla Croce, ma fu assunto in Cielo. A morire in Croce fu un suo sosia".

Questa é una delle bizzarre idee di Gheddafi, secondo il Times. Ebbene, non é proprio cosí. Il quotidiano britannico ignora che questo non é altro che l'insegnamento del Corano (Sura IV, 157), come tale accettato da ogni buon musulmano.

Da un editorialista del Times non ci si aspetta un'approfondita conoscenza di testi sacri - personalmente dubito conoscano i Vangeli, figurarsi il Corano - quindi la svista non sorprende piú di tanto.
Ma c'é da chiedersi: si azzarderebbero a scrivere, sulla seconda pagina del Times, che un miliardo e passa di musulmani hanno idee strampalate sulla morte di Cristo? A voi la risposta.

Wednesday, 19 October 2011

Cristina Campo. Note sopra la liturgia



Dal libro Sotto falso nome, ed. Adelphi.

La liturgia cristiana ha forse la sua radice nel vaso di nardo prezioso che Maria Maddalena versò sul capo e sui piedi del Redentore nella casa di Simone il Lebbroso, la sera precedente alla Cena. Sembra che il Maestro si innamorasse di quello spreco incantevole... lo oppose alteramente alla torva filantropia di Giuda che, molto tipicamente, ne reclamava il prezzo per i poveri: "Avrete sempre i poveri, ma non avrete sempre me" ... Il corpo ch'ella così preparava era già l' "ostia pura, ostia santa, ostia immacolata" pronta all'offerta; e il suo bisogno di toccarlo, intriderlo di profumi e di lacrime, tergerlo con ciocche di capelli, fondersi in qualche modo con esso, qualcosa di molto simile a una comunione. Inesauribile è il gesto di Maddalena, e in realtà Cristo affermò che per sempre ci si sarebbe ricordati di esso... Nel Mattutino del Grande Sabato del rito bizantino si cantano, rivolte a Giuda, queste parole: "Se sei l'amico dei poveri e ti rattristi dell'effusione di un balsamo per la consolazione di un'anima, come hai potuto vendere la Luce a prezzo d'oro?".

Cristina Campo

Friday, 14 October 2011

Enzo Bianchi: "Si puó essere felici anche senza credere in Dio"



Enzo Bianchi, il famoso Priore della comunitá di Bose, cui é dedicato l'ultimo numero del mensile dei paolini Jesus (e te pareva!), ha pubblicato, per i tipi della laicissima casa editrice Einaudi, un libercolo dal titolo, in perfetto stile conciliese, Per un'etica condivisa. Ecco una perla:
L'essere umano puó vivere credendo in Dio come puó vivere senza questa fede, non vi é costrizione alcuna a dover credere in Dio perché Dio non é il risultato di una necessitá, non é ananké, "destino". Puó sembrare scandaloso anche agli orecchi di molti atei devoti che oggi pontificano [una bella stoccata a Giuliano Ferrara, Marcello Pera & C.], ma non vi é alcuna necessitá mondana di Dio, nessuna possibilitá di teismo utilitario come invece vorrebbe far credere una societá in carenza di ideali [carenza di ideali che evidentemente, secondo Bianchi, non ha nulla a che fare con la scristianizzazione della societá, ci mancherebbe!]. L'uomo puó essere umanamente felice senza credere in Dio, cosí come puó esserlo un credente: non é la fede in Dio a determinare la felicitá o l'infelicitá di un essere umano.
Due domande vorrei porre, non tanto al Priore di Bose, quanto a quei vescovi che fanno la fila per invitare il signor Bianchi a tenere conferenze nelle loro diocesi (come quello di Pavia, il quale per inciso ha negato accoglienza a intellettuali come de Mattei, Gnocchi e Palmaro, evidentemente troppo cattolici per i suoi gusti):  
1) Perché vi stupite e piangete miseria se le vostre chiese si svuotano e se il numero di vocazioni sacerdotali é in costante declino da decenni? In fondo si puó "essere felici anche senza credere in Dio", parola del vostro amico e guru spirituale Enzo Bianchi.

2) Avete mai letto sant'Agostino? "Ci hai fatti per Te Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te".

Monday, 10 October 2011

Correzioni al testo del Preambolo dogmatico: riconciliazione in vista per la SSPX



Un'indiscrezione di enorme rilevanza per quanto riguarda le trattative in corso tra lefebvriani e Vaticano. Il sito kreuz.net riporta che 

Il Vaticano consente che la Societá Sacerdotale San Pio X apporti correzioni al testo del Preambolo dogmatico. Questo secondo il primo Assistente al consiglio generale, padre Niklaus Pfluger in un'intervista al sito 'piusbruderschaft.de'. Correzioni sono necessarie per eliminare anche l'ombra di equivoci o ambiguitá.

La strada verso la riconciliazione sembra davvero sempre piú in discesa.

Thursday, 6 October 2011

Comunicato della Casa Generalizia della Fraternità Sacerdotale San Pio X


 Priorato della Fraternitá San Pio X, Albano Laziale, Roma
  
Dal sito della Fraternitá San Pio X.

In questo mese del Rosario e in particolare in occasione della Festa della Madonna del Santo Rosario, questo 7 ottobre, giorno nel quale si riuniscono i Superiori della Fraternità San Pio X per studiare le recenti proposte romane, Mons. Bernard Fellay chiede ai sacerdoti e ai fedeli di intensificare la loro generosità nella Crociata del Rosario iniziata a Pasqua del 2011 e che si concluderà a Pentecoste del 2012.
Il 29 settembre, in una intervista a Stoccarda, in Germania, don Niklaus Pfluger, Primo Assistente generale, ha ricordato che «per noi non si tratta di acquisire un vantaggio. Noi vogliamo rendere nuovamente accessibile a tutta la Chiesa il tesoro che Mons. Lefebvre ci ha trasmesso (…) Quello che più ci importa è la Chiesa Cattolica. Con Mons. Lefebvre, anche noi ripetiamo le parole di San Paolo: “Tradidi quod et accepi”, trasmettiamo ciò che noi stessi abbiamo ricevuto».
Nel corso della conferenza tenuta il 1° ottobre a Villepreux, in Francia, Mons. Fellay ha dichiarato: «Suor Lucia ha confidato a Padre Fuentes che la Santa Vergine ha posto in questa preghiera una particolare efficacia, in grado di risolvere tutti i problemi. Suor Lucia lo disse a Fatima: tutti i problemi. Avete capito bene: tutti! Bisogna crederlo (…)
«Nostro Signore ha detto: se aveste la fede come un grano di senape, direste a questa montagna, va nel mare, ed essa vi si getterebbe (cfr. Mt. 17, 20; Lc. 17, 6). Chiediamo una tale fede, una fede grande come un grano di senape.
«Noi contiamo su di voi per intensificare questo Rosario. Non bisogna avere assolutamente alcun dubbio: questa preghiera di un’intera parte della Chiesa che si riunisce per chiedere delle grandi grazie, piace al Buon Dio, Lo onora e onora la Santa Vergine.
«Avanti, dunque! Facciamo questa crociata con fede e confidando nel Buon Dio».

Tuesday, 4 October 2011

Il Pane dell'uomo



Dalle Lettere di Fëdor Michailovic Dostoevskij.

Il socialismo attuale, sia in Europa che da noi, vuole eliminare completamente Cristo e si adopera innanzitutto per il pane, si affida alla scienza e sostiene che la causa di tutte le sciagure umane è una soltanto: la miseria, la lotta per l'esistenza, “l'ambiente che divora l'uomo”.

Ma Cristo a ciò ha risposto: “Non di solo pane vive l'uomo”, proclamando la verità sull'origine anche spirituale dell'uomo. L'idea del diavolo poteva andar bene soltanto per l'uomo-animale, ma Cristo sapeva che l'uomo non può vivere di solo pane. (..)

Se si fosse trattato soltanto di placare la fame di Cristo, perchè si sarebbe dovuto portare il discorso sulla natura spirituale dell'uomo in generale ? E sarebbe stato anche inutile, giacché anche senza il consiglio del diavolo Egli avrebbe potuto già da prima procurarsi del pane, se avesse voluto. A proposito: Lei ha certo presenti le teorie di Darwin e di altri sull'origine dell'uomo dalla scimmia. Ebbene, senza formulare nessuna teoria, Cristo dichiara esplicitamente che nell'uomo, oltre alla dimensione animale, c'è anche quella spirituale. E quindi, qualunque sia l'origine dell'uomo (nella Bibbia non è affatto spiegato in che modo Iddio lo formò dal fango, lo prese dalla terra), è un fatto che Dio gl'ispirò il soffio della vita (ma è terribile che l'uomo, attraverso il peccato, possa nuovamente trasformarsi in animale).

Friday, 30 September 2011

Quello che don Mazzi non dice



“Apro i giornali e mi arrabbio, scoprendo tante storie incredibili”, scrive don Antonio Mazzi nella sua rubrica sul settimanale Gente.

Si legge, per esempio, di una ragazzina tredicenne che scrive un libro dal titolo inequivocabile, Facciamolo a skuola, dove racconta con dovizia di particolari di rapporti sessuali tra i suoi coetanei. Oppure si apprende che sono oltre 500 mila le coppie italiane coinvolte in pratiche di sesso estremo, pari al 3-5 per cento della popolazione sessualmente attiva.

Lei si arrabbia don Mazzi, e fa bene. Ma vorrei farle notare che nella sua lunga filippica grondante indignazione e moralismo a buon mercato lei non nomina mai nemmeno una volta, nemmeno per sbaglio il nome di Cristo.

Forse perché lo ritiene scomodo, imbarazzante o, peggio, inutile. E invece non c'è nulla di più essenziale, di più necessario.

“Ho incontrato Cristo, e mi sono scoperto uomo” diceva sant'Agostino.

La porno scrittrice tredicenne come gli aficionados del sesso estremo sono persone che hanno perduto la loro umanità, ridotte a biorganismi definiti esclusivamente dalle loro pulsioni erotiche, perché hanno dimenticato o non hanno mai incontrato Cristo.

E aspettano che qualcuno, magari un prete dalle pagine patinate di una rivista, pronunci l'unico nome che può salvarci dal nulla.

Saturday, 24 September 2011

La tragedia della Rivoluzione francese




Ripropongo una memorabile intervista al grande storico Pierre Chaunu, da Il Sabato, 29 aprile 1989. Per comprendere cosa sia stata veramente la Rivoluzione francese, al di lá della retorica e dell'ideologia laiciste.


Un'aula della Sorbona, a Parigi. Fuori un tiepido gennaio. Dentro comincia la prima lezione dell'anno 1989. Sulla cattedra è il professor Pierre Chaunu, una delle autorità per la storia moderna, membro dell'Institut de France, con una sessantina di titoli al suo attivo.
Esordisce in tono sarcastico: “Dunque questa è la prima lezione dell'anno: voi sapete che cadono nell'89 una quantità di anniversari importanti. E snocciola una filza di eventi storici, scientifici, economici, ma neanche una parola sulla Grande Commemorazione, quella che infiamma la Francia da otto anni: “Ho dimenticato qualcosa?chiede beffardo il professor Chaunu, “no, non mi sembra ci sia altro di importante da ricordare.
È stato il Grande Guastafeste del bicentenario della Rivoluzione. Brillante, corrosivo, preparatissimo, ha appena dato alle stampe un libro di fuoco, La révolution declassée, dove fa a pezzi il mito della Rivoluzione dell'89 e soprattutto il conformismo degli intellettuali di corte e la retorica di regime di questo bicentenario. I suoi stessi avversari non osano contestarlo: persino Max Gallo, obtorto collo, lo ha definito “un ottimo storico. Ed è praticamente invulnerabile, non essendo né cattolico, né reazionario (è infatti protestante e liberale). C'è una lunga tradizione liberale di critica aspra alla Rivoluzione, che comincia addirittura a fine Settecento con l'inglese Edmund Burke. Ma Chaunu si è spinto oltre. Ha guidato le ricerche di alcuni giovani e brillanti storici francesi fra documenti e dossier finora rimossi dalla storiografia ufficiale, e ne sono venuti fuori libri esplosivi, sconvolgenti, come quelli di Reynald Secher sul genocidio della Vandea. Incontriamo Chaunu nella sua casa di Caen.
  
Professore, il suo libro è uscito in Francia a marzo, già da alcuni anni lei si è ribellato al coro degli intellettuali e alle ingiunzioni del potere politico, contestando la legittimità di queste celebrazioni. Perché?

È una mascherata indecente, un'operazione politica che sfrutta le stupidaggini che la scuola di Stato insegna sulla Rivoluzione. Pensi alle bétises del ministro della Cultura Lang: “L’89 segna il passaggio dalle tenebre alla luce. Ma quale luce? Stiamo commemorando la rivoluzione della menzogna, del furto e del crimine. Ma trovo scioccante soprattutto che, alle soglie del '92, anche tutto il resto d'Europa festeggi un periodo dove noi ci siamo comportati da aggressori verso tutti i nostri vicini, saccheggiando mezza Europa e provocando milioni di morti. Cosa c'è da festeggiare? Eppure qua in Francia ogni giorno una celebrazione, il 3 aprile, il 5, il 10. È grottesco.


Ma è stato comunque un evento che ha cambiato la storia.

Certo, come la peste nera del 1348, ma nessuno la festeggia. Ad un giornalista tedesco ho chiesto: perché voi tedeschi non festeggiate la nascita di Hitler? Quello è sobbalzato sulla sedia. Ma non è forse la stessa cosa?


Dica la verità, lei è diventato reazionario. Ce l'ha con la modernità?

Io sono liberale, con una certa simpatia per l'illuminismo tedesco e inglese. Ma proprio questa è la grande menzogna che pare impossibile poter estirpare: tu sei contro la Rivoluzione, dunque tu sei contro la modernità, sei per la lampada a petrolio e per la carrozza a cavalli. Al contrario. Io sono contro la Rivoluzione francese proprio perché sono per la modernità, per la penicillina, per il vaccino contro il vaiolo. Perché non festeggiamo Jenner che con la sua scoperta, dal '700 a oggi, ha salvato più di un miliardo di vite umane? Questo è il progresso. La Rivoluzione ha semmai bloccato il cammino verso la modernità; ha distrutto in pochi anni gran parte di ciò che era stato fatto in mille anni. E la Francia, che fino al 1788 era al primo posto in Europa, dalla Rivoluzione non si è più sollevata.


Ma lei lo può dimostrare?

Guardi, circa trent'anni fa ho contribuito a fondare la storia economica quantitativa, e oggi, con i modelli econometrici, chiunque può arrivare a queste conclusioni. Sono fatti e cifre. Tutte le curve di crescita del mio Paese si bloccano alla Rivoluzione. Era un Paese di 28 milioni di abitanti, il più sviluppato, creativo, evoluto, con un trend da primato: la Rivoluzione, insieme alle devastazioni sull'apparato produttivo, ha scavato un abisso di due milioni di morti, un crollo di generazioni che ha accompagnato il crollo economico.
Nella produzione media procapite, Francia e Inghilterra, i due Paesi più sviluppati del mondo, avevano rispettivamente, nel 1780, un indice 110 e 100. Ebbene nel 1815 la Francia era precipitata a 60, contro 100 dell'Inghilterra, che da allora non ha avuto più concorrenti. È stato il prezzo della Rivoluzione.


Ce ne spieghi almeno un motivo.

Attorno al '93 - e per un decennio - la Francia ha cominciato a vivere al 78 per cento del prelievo sul capitale e per il 22 per cento sulle tasse e le rendite, che non venivano reinvestite, ma consumate, bruciate e rubate per arricchire la Nomenklatura. È stata una dilapidazione spaventosa, un impoverimento storico. Quando Chateaubriand è tornato in Francia, nel 1800, ha avuto un'intuizione fulminante: “è strano: da quando sono partito non hanno più pitturato persiane e porte". Quando le finestre sono sverniciate e le latrine non funzionano può star certo che c'è stata una rivoluzione.


Ma comunque la Rivoluzione ha spalancato il pensiero umano.

Oh, santo cielo! Ma è stata una colossale distruzione di intelligenze e di ricchezze.
Se lei taglia la testa a Lavoisier, il fondatore della chimica moderna, a 37 anni, il costo per l'umanità è enorme. Moltiplichi quel caso per cento. Come finì tutta l'élite scientifica e intellettuale? Quelli che non sono emigrati sono stati massacrati. Una perdita gigantesca. Sarebbe questa la conquista della civiltà?
Il 43 per cento dei francesi, nel 1788, sapeva firmare, sapeva scrivere. Dopo la Rivoluzione si crolla al 39 per cento, perché si erano sottratti i beni alla Chiesa (che per secoli aveva educato il popolo) e si erano distribuiti alla Nomenklatura.
E le chiese trasformate in porcili e i tesori d'arte devastati.

E' vero: fecero a pezzi le statue di Notre Dame, distrussero Cluny, e quasi tutte le chiese romaniche e gotiche...


Le ripeto: furto, menzogna e crimine, questa è la vera trilogia della Rivoluzione, che ha messo a ferro e fuoco l'Europa.
I francesi sono persuasi che la democrazia sia nata nell'89 e che l'umanità abbia imitato loro. È pazzesco! In realtà la sola rivoluzione da festeggiare sarebbe quella inglese del 1668: da lì è venuto il sistema rappresentativo e il governo parlamentare, lo Stato liberale che tutta Europa ha imitato.


Ma qualcosa di buono ci sarà pùr stato: per esempio la Dichiarazione dei diritti dell'uome e del cittadino.

Quello fu l'inganno più perverso. Le due Costituzioni più democratiche che siano mai state fatte sono quella sovietica di Stalin del 1936 e quella dei ghigliottinatori francesi del 1793. I loro frutti furono orrendi. Al contrario, il Paese che ha fondato la libertà, l'Inghilterra, non ha mai avuto Costituzioni. Delle Dichiarazioni io me ne infischio! E d'altra parte libertà, fraternità e uguaglianza non esistono che davanti a Dio. Le dirò che il miglior giudizio sulla Dichiarazione dei diritti dell'uomo lo formulò Fustelle de Coulange, il più grande storico francese dell'800 e mio predecessore all'Accademia di scienze morali e politiche. Egli disse: questi principi hanno mille anni, semmai la Dichiarazione li formula in modo un po' astratto. Ma una cosa nuova c'è: hanno spacciato dei principi antichi per una scoperta loro e l'hanno usata come un'arma contro il passato. Questo è perverso.


La conseguenza politica della Filosofia dei Lumi, no?

No. L’Illuminismo c'è stato in tutta Europa. Kant non era certo da meno di Voltaire. Ma la Rivoluzione c'è stata solo qui da noi. Non si può certo credere che i francesi fossero gli unici a pensare, in Europa. Dunque non c'è un nesso storico. È una menzogna anche parlare di fatalità storica, inevitabile. La persecuzione contro la Chiesa e il progetto di sradicare il cristianesimo dalla Francia ebbe come sua prima causa degli interessi finanziari, non questioni metafisiche.


Ci spieghi, professore.

Nel XVII secolo tutti gli Stati europei hanno istituzioni rappresentative. La Francia però, a poco a poco, le lasciò cadere in desuetudine. Per questo divenne una sorta di paradiso fiscale, perché - è noto - non si possono aumentare le imposte senza istituzioni rappresentative. Un esempio: la pressione fiscale fra 1670 e 1780 in Francia rimane ad un indice 100, mentre in Inghilterra sale da 70 a 200, in proporzione. La Francia si trova così ad avere uno Stato moderno, un moderno esercito, 450mila uomini, una potenza di prim'ordine, ma con risorse finanziarie vicino alla bancarotta perché per poterle mantenere come l'Inghilterra dovrebbe aumentare le tasse del 100 per cento.


Dunque viene chiamata ad affrontare la questione la rappresentanza del popolo, gli Stati generali.

Sì, i rappresentanti eletti però sono la più colossale assemblea di dementi che la storia abbia mai visto. Irresponsabili. Sfrenati solo nelle pretese, perché nessuno voleva farsi carico dei sacrifici (basti pensare che fra i deputati del Terzo stato c'erano un banchiere, 30 imprenditori e 622 avvocati senza causa). Non capiscono nulla di economia, hanno chiaro solo che a pagare devono essere gli altri. Così cominciano a vedere cosa possono confiscare: prima sopprimono la decima alla Chiesa, che nessuno nel popolo chiedeva di sopprimere perché significava sopprimere i finanziamenti per le scuole e gli ospedali. Si confiscano i beni del clero, donati alla Chiesa nel corso dei secoli, che ammontavano però solo al 7-8 per cento delle terre. Si comincia a diffondere l'idea che la Chiesa nasconda i suoi tesori, si confiscano i beni delle Abbazie.


E l'operazione si dà pure una maschera ideologica.

Certo. Si impone la Costituzione civile del clero, perché senza modificare e manomettere la struttura della Chiesa non avrebbero potuto rubare. I beni della Chiesa, che da secoli mantenevano scuole e ospedali, vengono accaparrati da una masnada di 80mila famiglie di ladri, nobili e borghesi, destra e sinistra: è per questo che tuttora la Rivoluzione in Francia è intoccabile! Perché fu una Grande Ruberia a vantaggio della classe dirigente. Il furto ha bisogno della menzogna e della persecuzione perché non era facile imporre ai preti e al popolo il sopruso. Per questo si impose il giuramento ai preti e chi non giurò fu massacrato. La Rivoluzione è stata una guerra di religione.


E in Vandea cos'è accaduto?

Il popolo si ribellò per difendere la sua fede. Il Direttorio voleva imporre la coscrizione militare obbligatoria (è una loro invenzione perché fino ad allora solo i nobili andavano a far la guerra e per il tributo del sangue erano esonerati dalle tasse). Nello stesso giorno chiudono tutte le, loro chiese. I contadini vandeani si sono ribellati: allora tanto vale morire per difendere la nostra libertà. Hanno imposto ai nobili, assai refrattari, di mettersi al comando dell'esercito cattolico di Vandea e sono andati al massacro, perché sproporzionata era la loro preparazione al confronto di quella dell'esercito di Clébert. Così la Vandea è stata schiacciata senza pietà. Ma vorrei ricordare che sotto le insegne del Sacro Cuore combatterono anche dei battaglioni dei paesi protestanti della Vandea. Cattolici, protestanti ed ebrei affrontarono insieme la ghigliottina, per esempio a Montpellier, per difendere la libertà.


Ma in Vandea non finisce così.

Questo è il capitolo più orrendo. Nel di cembre 1793 il governo rivoluzionario dá ordine di sterminare la popolazione delle 778 parrocchie: “Bisogna massacrare le donne perché non riproducano e i bambini perché sarebbero i futuri briganti. Questo scrissero. Firmato dal ministro della Guerra del tempo Lazare Carnot. Il generale Clébert si è rifiutato di eseguire quell'ordine: “Ma per chi mi prendete? Io sono un soldato non un macellaio. Allora hanno mandato Turreau, un cretino, alcolizzato, con un'armata di vigliacchi.


Fu il massacro?

Nove mesi dopo il generale Hoche, nominato comandante, arrivò in Vandea. Restò inorridito. Scrisse una lettera memorabile e ammirabile al governo della Convenzione: “Non ho mai visto nulla di così atroce. Avete disonorato la Repubblica! Avete disonorato la Rivoluzione! Io porto alla vostra conoscenza che a partire da oggi farò fucilare tutti quelli che obbediranno ai vostri ordini.... Cosa aveva visto? 250.000 massacrati su una popolazione di 600.000 abitanti, paesi e città rase al suolo e bruciate, donne e bambini orrendamente straziati. A Evreux e a Les Mains si ghigliottinavano a decine colpevoli solo di essere nati a Fontaine au Campte. Questo fu il genocidio vandeano. È questo che festeggiamo?


Fece scandalo, nel 1983, quando lei, per la prima volta, usò la parola genocidio, imputando la Rivoluzione. Perché?

I fatti parlano. Nessuno ha saputo negarli. E nulla può giustificare un simile orrore. Ma prima di me, nel 1894, fu un rivoluzionario socialista, Babeuf, che denunciò “il popolicidio della Vandea (in un libro introvabile che noi abbiamo fatto ristampare). Non c'è differenza alcuna fra ciò che ha fatto il governo rivoluzionario in Vandea e ciò che ha fatto Hitler. Anzi una c'è. Hitler era scaltro e non dette mai per scritto l'ordine di eliminazione degli ebrei. Questi dell'89, oltreché assassini, erano anche stupidi e dettero l'ordine per scritto e lo pubblicarono perfino su Le Moniteur.


Certe persecuzioni hanno rinsaldato la fede del popolo. Ma questa francese sembra aver cancellato la cristianità.

Sì, è così. Per 15 anni fu resa impossibile la trasmissione della fede. Un'intera generazione. Pensi che Michelet fu battezzato a 20 anni e Victor Hugo non ha mai saputo se era stato battezzato o no. Le chiese chiuse. I preti uccisi o costretti a spretarsi e sposarsi o deportati e esiliati. Francamente io non capisco come oggi i cattolici possano inneggiare alla Rivoluzione, Altra cosa è il perdono e altra solidarizzare con i carnefici, rinnegando le vittime e i martiri. Penso che la Chiesa tema, parlando male della Rivoluzione, di sembrare antimoderna, di opporsi alla modernità. lo credo che sia il contrario. E sono orgoglioso che sia stato un Paese protestante come l'Inghilterra a dare asilo ai preti cattolici perseguitati. Infatti non c'è libertà più fondamentale della libertà religiosa”.

Friday, 23 September 2011

We are Catholic


Segnalo questo video prodotto dai giovani del gruppo Juventutem di Londra.

La fine di un equivoco


"Don" Josef Friedl, il prete concubino della diocesi di Linz, Austria

Sulla Chiesa cattolica in Austria soffiano venti di scisma (vedi qui), mentre un prete della diocesi di San Marino-Montefeltro diventa protestante (vedi qui).

Non sono notizie di cui gioire, perché ogni scisma, ogni abbandono della barca di Pietro é un motivo di tristezza. Ma c'é un aspetto positivo che va sottolineato.

Per decenni pratiche liturgiche e posizioni dottrinali sostanzialmente protestanti hanno potuto diffondersi indisturbate sotto l'etichetta di cattolicesimo progressista o democratico, grazie a una gerarchia distratta quando non compiacente.

Oggi, grazie alla guida chiara e decisa di Benedetto XVI in campo liturgico, dottrinale e disciplinare, i cattolici cripto-protestanti hanno finalmente gettato la maschera e si avviano a unirsi a coloro che protestanti lo sono giá da alcuni secoli.

E' la fine di un equivoco durato troppo a lungo. E di questo non possiamo che rallegrarci.

Tuesday, 20 September 2011

Padre Pio e il sacerdozio



C'é un episodio della vita di Padre Pio, tra gli innumerevoli che si potrebbero ricordare, che mi é rimasto particolarmente impresso.
Nel 1931 un decreto del Sant'Uffizio vietó al frate di celebrare la S. Messa in pubblico e di confessare. Quando gli fu data la notizia, Padre Pio esclamó sgomento: "Ma com'é possibile, io solo questo so fare!".
E' un'affermazione che suona paradossale sulla bocca di un uomo che ha avuto, e continua ad avere, un impatto cosí enorme sulla vita di milioni di fedeli sparsi in tutto il mondo. Eppure é vero: tutto quello che Padre Pio sapeva fare era confessare e dir Messa.

Un altro grande santo che non sapeva far altro, il Curato d'Ars, diceva che "tutte le buone opere insieme non equivalgono al Santo Sacrificio della Messa: esse, infatti, sono opere degli uomini, mentre la Messa è opera di Dio".

La crisi profonda che ha colpito l'istituzione del sacerdozio nel periodo del post-Concilio - testimoniata fra l'altro, ma non solo, dalle statistiche che parlano di un crollo catastrofico delle vocazioni - ha forse proprio questa origine: nell'enfasi posta sulle opere degli uomini, a discapito dell'opera di Dio.

Il bravo prete, nella prassi e nella mentalitá post-conciliari, é quello che sa fare un mucchio di cose: l'assistente sociale, l'animatore pastorale (qualunque cosa questo significhi), l'attivista politico e sindacale. O che sa andare in televisione a dire che l'albero é il migliore amico dell'uomo (come don Mazzi), o magari a unirsi al coro giá nutrito di quelli che attaccano il Papa (sempre don Mazzi).

Invece il sacerdote di cui l'uomo contemporaneo, come l'uomo di ogni epoca, ha davvero bisogno é un Alter Christus che puó rimettere le colpe, e offrire ogni giorno sull'altare il Sacrificio incruento di Nostro Signore.

In occasione della festa di san Pio da Pietrelcina, tra pochi giorni, suggerisco un'intenzione di preghiera: che il Signore, per sua intercessione, ci mandi tanti sacerdoti che non sappiano fare nulla - ma proprio nulla - a parte confessare e dir Messa (possibilmente in latino).

Tuesday, 13 September 2011

Tolkien e la Messa antica



Di J.R.R. Tolkien, l'autore del Signore degli anelli e dello Hobbit, é nota la profonda fede cattolica, espressa in modo discreto ma inequivocabile nelle sue opere.

Meno conosciuto ai piú é l'amore che il grande scrittore inglese nutriva per la Messa antica, accompagnato da una netta avversione alle riforme liturgiche introdotte dopo il Concilio Vaticano II. 
Suo nipote, Simon Tolkien, riferisce in proposito un particolare curioso:
"Ho un vivo ricordo di quando mi recavo in chiesa con lui a Bournemouth. Erano gli anni in cui il Latino nella liturgia era da poco stato rimpiazzato dall'Inglese. Mio nonno evidentemente non approvava questo cambiamento e rispondeva a voce alta in latino mentre il resto dell'assemblea rispondeva in inglese. Era per me molto imbarazzante, ma a lui non importava nulla. Era inamovibile nelle sue convinzioni. Aveva ereditato la fede da sua madre, che venne ostracizzata dalla sua famiglia a causa della sua conversione al cattolicesimo, e morí in povertá quando mio nonno aveva solo dodici anni".


Sunday, 11 September 2011

Dialogo, ovvero l'ipocrisia del progressismo



Romano Amerio, nel suo saggio piú importante, Iota unum, rileva come la parola "dialogo" sia del tutto incognita e inusitata nella dottrina prima del Concilio Vaticano II e non si trovi una sola volta nei concili o nelle encicliche papali antecedenti. Di contro, nei documenti del Vaticano II il termine dialogus appare ventotto volte, di cui dodici nel decreto Unitatis redintegratio sull'ecumenismo.
In effetti il "dialogo" sembra negli ultimi decenni essere divenuto, in alcuni ambienti ecclesiastici, una sorta di imperativo categorico, quasi si trattasse della piú importante veritá della fede cattolica.

Ma che cosa si intende in realtá con la parola "dialogo"?   
Un vescovo ortodosso, il Metropolita Hilarion di Volokolamsk, responsabile del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, ha tempo fa pronunciato un discorso dai toni piuttosto severi indirizzato ai vertici della chiesa anglicana sul tema delle ordinazioni episcopali femminili. Il Metropolita afferma tra l'altro:
Abbiamo studiato i documenti preparatori riguardanti l'ordinazione episcopale femminile, e siamo rimasti colpiti dalla convinzione in essi espressa che, se la decisione di ordinare donne vescovo venisse presa, questo non significherebbe la fine del dialogo ecumenico con Cattolici e ortodossi. Su quale base gli autori dei documenti sono cosí sicuri che questo non accadrá?  

Giá. Come fanno ad esserne cosí sicuri? La ragione é presto detta. Per quanto possa apparire paradossale, quando un progressita parla di "dialogo" non intende affatto un confronto tra idee e posizioni diverse, ma l'accettazione, sic et simpliciter, delle proprie posizioni.

I progressisti - anglicani in questo caso, ma lo stesso potrebbe dirsi dei cattolici o di appartenenti ad altre confessioni - sono a parole i promotori del dialogo, ma di un dialogo che ha sempre e immancabilmente un'agenda progressista che deve essere sottoscritta.

"Dialogo", in questa prospettiva, significa in sostanza accettare senza riserve qualunque amenitá dottrinale - donne prete, vescovi e preti gay, negazione delle principali veritá della fede cristiana - che viene presentata dalle fila progressiste. Provate ad avanzare la proposta - sempre in spirito di "dialogo" - che in ogni diocesi i sacerdoti vengano incoraggiati a celebrare la Messa in latino (Rito Straordinario) o che vengano create parrocchie perosonali per i fedeli legati alla liturgia tradizionale: vedrete che questo supposto "dialogo", come per incanto, si interrompe ancora prima di iniziare.

Il dialogo cosí inteso é in realtá un monologo del progressismo, che da cinquant'anni a questa parte promuove la sistematica demolizione del cristianesimo.

Saturday, 3 September 2011

La dignitá della donna: un'invenzione cristiana



Dal libro di Robert Royal, Il Dio che non ha fallito. Come la religione ha costruito e sostenuto l'Occidente, ed. Rubettino. Miei i commenti in rosso e le sottolineature.

Contrariamente a quanto sostengono certe correnti del femminismo moderno, il Cristianesimo miglioró anche lo status delle donne nel mondo antico. Infatti anche se le donne romane non erano sequestrate in casa come le donne greche, non godevano affatto del grado di rispetto che avrebbero ottenuto poi con l'arrivo della nuova fede. Innanzitutto, questo perché la cultura classica, come molte culture tradizionali di oggi, apprezzava maggiormente i ragazzi, mentre le bambine venivano spesso esposte. Questa era una pratica comune per i bambini non voluti in generale, ma che colpiva particolarmente le femmine. Sappiamo che Atene soffrí di una relativa mancanza di donne [come accade oggi in Cina e in India], in parte perché personaggi eminenti come Platone e Aristotele accettavano come normale l'esposizione degli infanti. Nelle condizioni dell'antichitá anche l'aborto uccideva una certa percentuale di donne adulte. Il Cristianesimo, come il Giudaismo, proibí entrambe le pratiche, e per questa sua "superstizione" si attiró perfino l'odio di austeri pagani come Tacito. Si guadagnó peró il favore delle donne, e permettendo la sopravvivenza di un maggior numero di femmine incrementó ulteriormente il vantaggio demografico dei cristiani. Nel II secolo d.C. il cristiano Minucio Felice riassunse tutto questo sostenendo che le "questioni della vita" portarono a un aumento dei cristiani in piú direzioni: "Noi manteniamo la nostra modestia non solo nelle apparenze, ma anche nel nostro cuore rispettiamo con gioia l'impegno di un unico matrimonio; nel desiderio di procreare conosciamo una sola donna, o nessuna (..). Il fatto che, giorno dopo giorno, il nostro numero aumenti non é un motivo di critica, ma é una testimonianza degna di lode [in questi tempi di declino demografico dell'Occidente  dovremmo prenderne nota]; vivendo equamente, aumentiamo o non diminuiamo, mentre gli stranieri convertiti accrescono il nostro numero".
Le donne avevano buone ragioni, oltre la sopravvivenza biologica, per gradire questo sistema. Nella cultura greca le donne vivevano sotto regole simili a quelle vigenti oggi tra i musulmani fondamentalisti. Erano relegate in casa, mentre i loro mariti, se mantenevano la famiglia, erano liberi di cercare altrove i piaceri sessuali. Il Cristianesimo mise fine a questo sistema condannando i vizi della fornicazione e dell'adulterio sia fra le donne che fra gli uomini. Sant'Ambrogio, il grande arcivescovo di Milano e maestro di Sant'Agostino, istruí gli uomini in un trattato sulla creazione ricordandogli che la dignitá delle donne risale alle prime origini: "Tu non sei il suo padrone, ma il suo marito; lei non ti é stata data per essere la tua schiava, ma per essere tua moglie (..). Restituiscile le sue attenzioni e sii grato per l'amore che prova per te". Nella societá classica le donne avevano difficoltá a esercitare una qualche influenza. Per contrasto vediamo che giá nel Nuovo Testamento e nelle chiese che san Paolo e gli apostoli fondarono nel Mediterraneo le donne di buona famiglia esercitavano spesso diverse responsabilitá. Mentre la popolazione pagana contava meno donne che uomini, quella cristiana aveva probabilmente piu donne che uomini, e molte di queste donne evangelizzarono probabilmente i mariti non cristiani. 

Sunday, 28 August 2011

Cappella dell'aeroporto Orio al Serio: proibito inginocchiarsi


Di passaggio dall'aeroporto Orio al Serio, ho scattato qualche foto della cappella.
A parte il pessimo gusto artistico, che nelle chiese contemporanee sembra essere divenuto ormai la norma, mi ha colpito l'assenza degli inginocchiatoi. 
Forse per un eccesso di zelo ecumenico (come se ai protestanti, ammesso che uno di loro abbia messo mai piede in quella cappella, importasse qualcosa se ci sono degli inginocchiatoi o meno) o piú probabilmente in nome di quello "Spirito del Concilio" che continua a funestarci con i suoi orrori liturgici e architettonici, ai fedeli cattolici é proibito inginocchiarsi, anche al momento dell'elevazione durante la Santa Messa.





Friday, 12 August 2011

I silenzi e le parole inutili dell'arcivescovo di Canterbury



Il giornalista e blogger del Daily Telegraph Damian Thompson, un attento osservatore di questioni politiche e religiose, ha rilevato come l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, si sia incredibilmente astenuto dal commentare quanto sta accadendo in Inghilterra, dove da giorni si assiste a scene di violenza, saccheggio e distruzione senza precedenti.

Un particolare curioso della vicenda é che Williams, non piú di due mesi fa, era intervenuto dalle pagine del Times per criticare - pensate un po' - la riunificazione dei Take That e il loro ritorno sulle scene. Avete letto bene: l'arcivescovo di Canterbury trova il tempo per disquisire sull'opportunitá della riunificazione di un gruppo musicale - una questione chiaramente di enorme rilevanza politica e sociale -, ma quando le cittá di mezza Inghilterra sono messe a ferro e fuoco da bande di delinquenti il nostro arcivescovo non ha niente da dire. Non una parola.

L'episodio é sintomatico della situazione di completo disorientamento in cui si trova la comunione anglicana, a cominciare dai suoi vertici.

Questa, lo ricordiamo, é una chiesa che accetta di tutto - donne prete, vescovi gay, matrimoni gay e via dicendo -, e che non crede piú a nulla, a tal punto che lo stesso arcivescovo ha in passato persino messo in discussione la storicitá della Risurrezione di Cristo.

Quando una chiesa, che si definisce nonostante tutto cristiana, perde di vista l'essenziale, cioé Cristo, non solo si priva della propria ragion d'essere - di fatto la chiesa anglicana, quanto a numero di fedeli, é ormai a uno stadio terminale -, ma diventa al tempo stesso incapace di esprimere un giudizio e di fornire una guida, una direzione a un mondo che ne ha estremamente bisogno.

Vescovi e sacerdoti cattolici prendetene nota, please.

Saturday, 6 August 2011

In Olanda il pastore protestante é ateo



Il minimo che ci si dovrebbe aspettare da un ministro del culto, ancorché protestante, é che creda in Dio e nell'aldilá.
Ai poveri fedeli della comunitá di Gorinchem, nell'Olanda centrale, non é concesso nemmeno questo. E' infatti toccato loro in sorte un pastore - udite, udite - ateo.

La BBC ha intervistato l'eccentrico - ma non troppo, visti i tempi - pastore Klaas Hendrikse (nella foto), appartenente a una delle maggiori denominazioni protestanti olandesi, il quale non fa mistero delle sue convinzioni e, incredibilmente, sembra non vedervi alcuna contraddizione con il suo ruolo di ministro del culto.  

"Personalmente - afferma senza scomporsi troppo - non credo nell'aldilá. No, per me la nostra vita, il nostro compito, é prima della morte".

E Dio? "Dio non é un essere. E' una parola, una parola che sta per esperienza, esperienza umana".

Peró, ripensandoci, questo pastore sará pure ateo, ma un miracolo l'ha fatto: al suo confronto il nostro cardinale Tettamanzi appare un mostro di fede, un novello san Carlo Borromeo.

Monday, 1 August 2011

Bambini abortiti lasciati "a dimenarsi nella toilet"



Il sito Lifesitenews.com riporta l'agghiacciante testimonianza di un medico abortista, il quale ha ammesso che nella sua clinica i bambini abortiti vengono talvolta lasciati "a dimenarsi nella toilet" (non é specificato quanto a lungo) prima di essere uccisi. 

Per chi ha voglia di leggersi l'intera storia, questo é il link.

Assuefatti come siamo a una terminologia asettica e politicamente corretta - diritti della donna, responsabilitá procreativa e via discorrendo - é bene ogni tanto risvegliarci dal torpore e ricordarci di cosa stiamo parlando quando parliamo di aborto: l'uccisione, legalizzata e finanziata con denaro pubblico, di bambini che hanno la sfortuna di non aver ancora lasciato il grembo materno, e dunque non sono riconosciuti come tali da un sistema giuridico sommamente ipocrita.
Quanto di piú disgustoso e disumano la nostra civiltá abbia prodotto. 

Saturday, 9 July 2011

Inghilterra: pellegrinaggio della Tradizione da Ely a Walsingham


Segnalo una bella iniziativa della Latin Mass Society. Dal 26 al 28 agosto si svolgerá il secondo pellegrinaggio della Tradizione da Ely a Walsingham, il piú noto santuario mariano dell'Inghilterra. E' importante che iniziative di questo genere, che solitamente attraggono un numero significativo di giovani, si moltiplichino in tutta Europa. 
Le immagini si riferiscono al pellegrinaggio dello scorso anno.









Fonte: LMS Chairman Blog

Sunday, 26 June 2011

A Manchester gli altari tornano ad essere altari


Dopo decenni di devastazioni architettoniche nelle chiese, con tanto di rimozione e distruzione di altari antichi ad opera dei fissati dell'adeguamento liturgico postconciliare, solleva il morale la notizia che qualcuno finalmente stia andando nella direzione opposta.
Come testimoniano le immagini qui sotto, il parroco della chiesa di San Giuseppe a Manchester, in Inghilterra, ha deciso di sbarazzarsi della "tavola della mensa eucaristica" e recuperare un bellissimo altare "ad orientem".
Inutile aggiungere che il sacerdote in questione celebra settimanalmente la Messa nella forma Straordinaria, e che il numero dei fedeli che frequentano la parrocchia é in continua crescita.
Uno dei tanti segnali che il vento della Tradizione sta soffiando sempre piú forte.

La navata prima del restauro...


...e dopo


Il nuovo altare "Ad Orientem"


Friday, 27 May 2011

Prima parrocchia dell'Istituto Cristo Re in Inghilterra



Una meravigliosa notizia dall'Inghilterra: la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a New Brighton (a pochi chilometri da Liverpool) é stata affidata dal vescovo di Shrewsbury, Mark Davies, all'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote. Diverrá pertanto la prima, e siamo certi non l'ultima, parrocchia nella "forma staordinaria" del Regno Unito.

La chiesa era stata chiusa nel 2008 dall'allora vescovo Brian Noble, il quale non aveva trovato di meglio da fare, di fronte ai crescenti costi di manutenzione e riparazione dell'edificio, che abbandonare al suo destino questo grandioso tempio, costruito con molti sacrifici e una fede immensa dagli immigrati irlandesi, tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso.

Oggi, grazie a un vescovo coraggioso (ci vuole molto coraggio, credete, per andare contro corrente nella liberal-progressista Conferenza Episcopale Inglese), questa chiesa puó tornare a essere quello che é sempre stata: un luogo di adorazione e di preghiera.

Una lezione per i laici, i sacerdoti e soprattutto i vescovi europei: torniamo alla dottrina e alla liturgia di sempre, e le chiese rinascono.