Saturday, 29 October 2011

Cultura cattolica e presunzione laica



Di Carlo Stagnaro

Parlare di “cultura laica” e “cultura cattolica” è fuorviante, perché così facendo si rischia di cadere preda di un doppio equivoco. Da un lato, si sovrappongono due nozioni assolutamente diverse – quella di “laicità” e quella di “non cattolicità”. Dall’altro, si confonde la seta con gli stracci, si mettono sullo stesso piano il cattolicesimo e il “laicismo”, Sant’Agostino e Alberto Moravia, le Crociate e i girotondi.
La cultura cattolica è il DNA dell’Europa, nello stesso senso in cui la storia del nostro continente è stata, almeno fino a non molto tempo fa, la storia della Chiesa. Essa ha mille sfaccettature, come le foglie di un gigantesco albero che coi propri rami lambisce il cielo e le cui radici affondano agli albori dell’umanità. E’ piuttosto chiaro, del resto, che il liberalismo nasce dalla riflessione dei pensatori cristiani, e deve all’insegnamento di Gesù il proprio richiamo alla libertà dell’individuo.
Non è un caso che l’intera teoria del diritto naturale, che si dipana da Aristotele a San Tommaso, da John Locke a Murray N. Rothbard sia tutta in quelle quattro paroline dettate da Dio a Mosè. Non uccidere, non rubare. Né si può sottovalutare che l’universalismo della Chiesa è anche quello caro ai liberali – ogni uomo è responsabile delle proprie azioni di fronte a Dio, non di fronte ai suoi simili; e tutti gli esseri umani godono di pari diritti in quanto sono tra loro fratelli e figli di un unico Padre. Infine, se nel corso degli eventi umani si è mai assistito a un’epoca di laissez-faire ante litteram, di decentralizzazione, di esaltazione dei meriti individuali, di ampia diffusione della cultura e circolazione delle idee, quella è stata il Medio Evo cristiano.
Ciò non significa, naturalmente, che non esistano (o non abbiano dignità) culture non cristiane, né che il liberalismo non ne abbia tratto giovamento. Quello che deve rimanere un punto fermo, però, è che la pietra su cui i liberali hanno edificato la propria costruzione teorica è la medesima su cui Cristo ha fondato la Sua chiesa. Non è possibile immaginare il liberalismo, e perfino l’Europa, senza il cristianesimo. Questo, peraltro, impedisce di indulgere in un vuoto relativismo, in virtù del quale ogni valore si scioglie e l’individuo annega nell’indistinta babele di suoni di un mondo rotto e abbruttito, privo di un senso e di una direzione.
D’altronde, negare che vi siano delle verità – per dirla con Thomas Jefferson – “di per sé evidenti” e affermare che tutte le culture, tutti i valori, tutti i “diritti” sono equivalenti è la cifra del laicismo – e della sua peculiare istituzione, la scuola pubblica. Nel linguaggio corrente, “laico” significa “non cristiano”, e “laiche” sono le virtù di chi ha fatto dell’oppio (ideologico) la religione dei popoli. La tolleranza “laica” è in verità l’imposizione di un modello culturale anti-cristiano e, spesso, addirittura anti-umano. “Laica” è l’educazione impartita dagli istituti pubblici, allo scopo di formare “buoni cittadini”. E’ superfluo dire che è lo Stato a decidere chi e cosa sono i “buoni cittadini” – né meraviglia che un “attestato di laicità” sia il fiore all’occhiello in una società largamente secolarizzata come la nostra, sempre in bilico tra l’ateismo disperato e la new age, tra lo scetticismo e un ridicolo neopaganesimo.
In effetti, il laicismo va di pari passo con lo statalismo. Già Carl Schmitt si era accorto che lo Stato nasce dalla secolarizzazione di concetti teologici. Deposto Dio, lo Stato presenta se stesso come il vitello d’oro di fronte a cui tutti devono prostrarsi e che ciascuno deve adorare – altrimenti sarà considerato un malato mentale, un dissidente, e di conseguenza verrà curato e punito, fino a quando non ammetterà la propria colpa ed espierà i propri peccati.
L’idea di “laicità” è perfettamente funzionale alla sovranità, e dunque alla pretesa degli uomini politici di dettare le nuove tavole della legge – dando appena l’illusione, tramite la bizzarra cerimonia del voto, che i sudditi siano in realtà liberi cittadini. Ecco dunque che trovano una spiegazione i miti (la nazione, il bene comune, la giustizia sociale, la resistenza…) e riti (le elezioni, i discorsi di fine anno, le sedute in parlamento) dello Stato moderno. Tutto questo parafernale si regge non già sulla buona volontà dei fedeli e grazie alle loro spontanee donazioni, ma per mezzo della coercizione e del “lavoro” – ça va sans dire – dei “ministri del culto” (politici, burocrati, insegnanti, esattori delle tasse).
Se dunque il cattolicesimo è riuscito a costruire una società estremamente viva, lo Stato ha distrutto e ingrigito tutto quel che ha toccato. Il cristianesimo ha prodotto la cupola di San Pietro, Giovannino Guareschi e i cori polifonici. Lo Stato può vantare le intendenze di finanza, Norberto Bobbio e Jovanotti. Non c’è storia. Da una parte parlare di cultura sarebbe perfino riduttivo; dell’altra, al massimo, si può cantar la presunzione.


Saturday, 22 October 2011

La Liturgia degli ex anglicani sará ad Orientem



Il Tablet, settimanale catto-progressista inglese, riporta molto a malincuore la notizia che la liturgia, ancora in via di definizione, dell'Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham, che raccoglie sacerdoti e laici ex anglicani, prevederá che il sacerdote celebri la Messa ad Orientem, come avviene nel Rito di san Pio V (in effetti giá oggi le Messe dell'Ordinariato sono molto piú simili al Rito tridentino che non al Novus Ordo).  
Un altro passo avanti verso la restaurazione della liturgia cattolica, dopo le devastazioni del post-Concilio. 

Friday, 21 October 2011

"Non fu Cristo a morire in Croce, ma un suo sosia". Una strana idea di Gheddafi? No, del Corano.



Sul Times di oggi, tra le paginate di commenti e reportage sulla morte di Gheddafi, ha attirato la mia attenzione un editoriale in cui si ricordano le idee eccentriche che hanno caratterizzato il leader libico. In particolare si menziona la credenza che "Cristo non morí sulla Croce, ma fu assunto in Cielo. A morire in Croce fu un suo sosia".

Questa é una delle bizzarre idee di Gheddafi, secondo il Times. Ebbene, non é proprio cosí. Il quotidiano britannico ignora che questo non é altro che l'insegnamento del Corano (Sura IV, 157), come tale accettato da ogni buon musulmano.

Da un editorialista del Times non ci si aspetta un'approfondita conoscenza di testi sacri - personalmente dubito conoscano i Vangeli, figurarsi il Corano - quindi la svista non sorprende piú di tanto.
Ma c'é da chiedersi: si azzarderebbero a scrivere, sulla seconda pagina del Times, che un miliardo e passa di musulmani hanno idee strampalate sulla morte di Cristo? A voi la risposta.

Wednesday, 19 October 2011

Cristina Campo. Note sopra la liturgia



Dal libro Sotto falso nome, ed. Adelphi.

La liturgia cristiana ha forse la sua radice nel vaso di nardo prezioso che Maria Maddalena versò sul capo e sui piedi del Redentore nella casa di Simone il Lebbroso, la sera precedente alla Cena. Sembra che il Maestro si innamorasse di quello spreco incantevole... lo oppose alteramente alla torva filantropia di Giuda che, molto tipicamente, ne reclamava il prezzo per i poveri: "Avrete sempre i poveri, ma non avrete sempre me" ... Il corpo ch'ella così preparava era già l' "ostia pura, ostia santa, ostia immacolata" pronta all'offerta; e il suo bisogno di toccarlo, intriderlo di profumi e di lacrime, tergerlo con ciocche di capelli, fondersi in qualche modo con esso, qualcosa di molto simile a una comunione. Inesauribile è il gesto di Maddalena, e in realtà Cristo affermò che per sempre ci si sarebbe ricordati di esso... Nel Mattutino del Grande Sabato del rito bizantino si cantano, rivolte a Giuda, queste parole: "Se sei l'amico dei poveri e ti rattristi dell'effusione di un balsamo per la consolazione di un'anima, come hai potuto vendere la Luce a prezzo d'oro?".

Cristina Campo

Friday, 14 October 2011

Enzo Bianchi: "Si puó essere felici anche senza credere in Dio"



Enzo Bianchi, il famoso Priore della comunitá di Bose, cui é dedicato l'ultimo numero del mensile dei paolini Jesus (e te pareva!), ha pubblicato, per i tipi della laicissima casa editrice Einaudi, un libercolo dal titolo, in perfetto stile conciliese, Per un'etica condivisa. Ecco una perla:
L'essere umano puó vivere credendo in Dio come puó vivere senza questa fede, non vi é costrizione alcuna a dover credere in Dio perché Dio non é il risultato di una necessitá, non é ananké, "destino". Puó sembrare scandaloso anche agli orecchi di molti atei devoti che oggi pontificano [una bella stoccata a Giuliano Ferrara, Marcello Pera & C.], ma non vi é alcuna necessitá mondana di Dio, nessuna possibilitá di teismo utilitario come invece vorrebbe far credere una societá in carenza di ideali [carenza di ideali che evidentemente, secondo Bianchi, non ha nulla a che fare con la scristianizzazione della societá, ci mancherebbe!]. L'uomo puó essere umanamente felice senza credere in Dio, cosí come puó esserlo un credente: non é la fede in Dio a determinare la felicitá o l'infelicitá di un essere umano.
Due domande vorrei porre, non tanto al Priore di Bose, quanto a quei vescovi che fanno la fila per invitare il signor Bianchi a tenere conferenze nelle loro diocesi (come quello di Pavia, il quale per inciso ha negato accoglienza a intellettuali come de Mattei, Gnocchi e Palmaro, evidentemente troppo cattolici per i suoi gusti):  
1) Perché vi stupite e piangete miseria se le vostre chiese si svuotano e se il numero di vocazioni sacerdotali é in costante declino da decenni? In fondo si puó "essere felici anche senza credere in Dio", parola del vostro amico e guru spirituale Enzo Bianchi.

2) Avete mai letto sant'Agostino? "Ci hai fatti per Te Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te".

Monday, 10 October 2011

Correzioni al testo del Preambolo dogmatico: riconciliazione in vista per la SSPX



Un'indiscrezione di enorme rilevanza per quanto riguarda le trattative in corso tra lefebvriani e Vaticano. Il sito kreuz.net riporta che 

Il Vaticano consente che la Societá Sacerdotale San Pio X apporti correzioni al testo del Preambolo dogmatico. Questo secondo il primo Assistente al consiglio generale, padre Niklaus Pfluger in un'intervista al sito 'piusbruderschaft.de'. Correzioni sono necessarie per eliminare anche l'ombra di equivoci o ambiguitá.

La strada verso la riconciliazione sembra davvero sempre piú in discesa.

Thursday, 6 October 2011

Comunicato della Casa Generalizia della Fraternità Sacerdotale San Pio X


 Priorato della Fraternitá San Pio X, Albano Laziale, Roma
  
Dal sito della Fraternitá San Pio X.

In questo mese del Rosario e in particolare in occasione della Festa della Madonna del Santo Rosario, questo 7 ottobre, giorno nel quale si riuniscono i Superiori della Fraternità San Pio X per studiare le recenti proposte romane, Mons. Bernard Fellay chiede ai sacerdoti e ai fedeli di intensificare la loro generosità nella Crociata del Rosario iniziata a Pasqua del 2011 e che si concluderà a Pentecoste del 2012.
Il 29 settembre, in una intervista a Stoccarda, in Germania, don Niklaus Pfluger, Primo Assistente generale, ha ricordato che «per noi non si tratta di acquisire un vantaggio. Noi vogliamo rendere nuovamente accessibile a tutta la Chiesa il tesoro che Mons. Lefebvre ci ha trasmesso (…) Quello che più ci importa è la Chiesa Cattolica. Con Mons. Lefebvre, anche noi ripetiamo le parole di San Paolo: “Tradidi quod et accepi”, trasmettiamo ciò che noi stessi abbiamo ricevuto».
Nel corso della conferenza tenuta il 1° ottobre a Villepreux, in Francia, Mons. Fellay ha dichiarato: «Suor Lucia ha confidato a Padre Fuentes che la Santa Vergine ha posto in questa preghiera una particolare efficacia, in grado di risolvere tutti i problemi. Suor Lucia lo disse a Fatima: tutti i problemi. Avete capito bene: tutti! Bisogna crederlo (…)
«Nostro Signore ha detto: se aveste la fede come un grano di senape, direste a questa montagna, va nel mare, ed essa vi si getterebbe (cfr. Mt. 17, 20; Lc. 17, 6). Chiediamo una tale fede, una fede grande come un grano di senape.
«Noi contiamo su di voi per intensificare questo Rosario. Non bisogna avere assolutamente alcun dubbio: questa preghiera di un’intera parte della Chiesa che si riunisce per chiedere delle grandi grazie, piace al Buon Dio, Lo onora e onora la Santa Vergine.
«Avanti, dunque! Facciamo questa crociata con fede e confidando nel Buon Dio».

Tuesday, 4 October 2011

Il Pane dell'uomo



Dalle Lettere di Fëdor Michailovic Dostoevskij.

Il socialismo attuale, sia in Europa che da noi, vuole eliminare completamente Cristo e si adopera innanzitutto per il pane, si affida alla scienza e sostiene che la causa di tutte le sciagure umane è una soltanto: la miseria, la lotta per l'esistenza, “l'ambiente che divora l'uomo”.

Ma Cristo a ciò ha risposto: “Non di solo pane vive l'uomo”, proclamando la verità sull'origine anche spirituale dell'uomo. L'idea del diavolo poteva andar bene soltanto per l'uomo-animale, ma Cristo sapeva che l'uomo non può vivere di solo pane. (..)

Se si fosse trattato soltanto di placare la fame di Cristo, perchè si sarebbe dovuto portare il discorso sulla natura spirituale dell'uomo in generale ? E sarebbe stato anche inutile, giacché anche senza il consiglio del diavolo Egli avrebbe potuto già da prima procurarsi del pane, se avesse voluto. A proposito: Lei ha certo presenti le teorie di Darwin e di altri sull'origine dell'uomo dalla scimmia. Ebbene, senza formulare nessuna teoria, Cristo dichiara esplicitamente che nell'uomo, oltre alla dimensione animale, c'è anche quella spirituale. E quindi, qualunque sia l'origine dell'uomo (nella Bibbia non è affatto spiegato in che modo Iddio lo formò dal fango, lo prese dalla terra), è un fatto che Dio gl'ispirò il soffio della vita (ma è terribile che l'uomo, attraverso il peccato, possa nuovamente trasformarsi in animale).