Sunday, 11 December 2011

Messa antica e inculturazione


La Messa antica - secondo una critica spesso rivolta dagli ideologi della liturgia post-conciliare - impedirebbe una reale inculturazione, cioé adeguamento a culture diverse da quella occidentale.

A riprova di quanto ció sia falso e pretestuoso bastano queste immagini della Messa antica celebrata regolarmente a Mumbai (ex Bombay), perfetto esempio di inculturazione.   

Un particolare significativo: i chierichetti servono Messa scalzi, in quanto nella tradizione induista - come del resto in quella islamica - é normale togliersi i calzari nei luoghi sacri (e quale luogo piú sacro di quello in cui si rinnova il Sacrificio incruento di Nostro Signore!).

L'arcivescovo di Colombo (Sri Lanka), cardinale Ranjith - uno che di inculturazione e di liturgia ne capisce qualcosa, a differenza dei nostri "liturgisti" - ha in passato piú volte ricordato come il senso del sacro sia profondamente radicato nella tradizione religiosa del subcontinente indiano, e come questa sacralitá si esprima splendidamente nell'Antico Rito della Messa. 
E' semmai il Nuovo Rito, antropocentrico e orizzontale, ad avere poco o nulla a che spartire con la cultura indiana.





Saturday, 10 December 2011

Gli hobbit di Tolkien: non eroi ma semi-uomini che salvano il mondo


Da Zenit.org


Un saggio analizza il legame tra le opere dello scrittore britannico e le Sacre Scritture

Di Luca Marcolivio

Le opere di John R.R. Tolkien hanno conosciuto una diffusione di massa, anche in Italia, soprattutto dopo le riduzioni cinematografiche della trilogia del Signore degli anelli. Relativamente meno nota è la vicenda umana intellettuale del loro autore che, a livello critico-accademico, ha sempre avuto una letteratura piuttosto esigua nel nostro paese.

Un recente significativo contributo è tuttavia quello di Greta Bertani, 41 anni, modenese, che ha recentemente pubblicato Le radici profonde. Tolkien e le Sacre Scritture (Il Cerchio, 2011), suo primo saggio interamente dedicato allo scrittore britannico.

La tesi di fondo dell’opera è la conferma della possibilità di una doppia lettura di Tolkien: se da un lato la modalità espressiva è quella della favola e del mito, ispirati alle leggende del Medioevo anglosassone, dall’altro le fondamenta della narrativa tolkieniana, a partire dal Silmarillion, risiedono nelle fonti della Sapienza Biblica.

Come sottolineato dal giornalista e scrittore Andrea Monda nella prefazione, svariati anni fa alcune statistiche citavano Il Signore degli anelli come il libro più letto del mondo, dopo la Bibbia. Sorvolando sulla fondatezza di questa affermazione il prefatore, appoggiando l’autrice, ritiene che il legame tra l’opera di Tolkien e le Sacre Scritture “ci sia, e anche molto stretto”.

Sono note, dagli elementi biografici e dall’epistolario, la fede e la cultura profondamente cattoliche di Tolkien: un cattolicesimo spiccatamente legato alla tradizione, in acceso antagonismo con la scristianizzazione della modernità.

Nelle sue opere, lo scrittore britannico è coerente al proprio credo e “non teme di utilizzare personaggi e forma narrative della mitologia per esprimere se stesso e la propria fede”, scrive Greta Bertani nell’introduzione al suo saggio.

“Studio le opere di Tolkien sin dall’università – ha raccontato Bertani a Zenit – e mi sono laureata con una tesi su di lui. Intuii da subito le analogie con le Sacre Scritture: ad esempio la morte e il ritorno di Gandalf, il pane elfico che sazia e ristora l’anima, Frodo che, come Abramo, deve lasciare la sua terra”.

Caratteristica degli eroi tolkieniani è, in fin dei conti, quella di non essere affatto degli eroi. In essi è facile riscontrare i limiti e le fragilità degli uomini comuni. “Né Frodo, né Sam sono abili di spada – osserva Bertani – né hanno idea della strada che dovranno percorrere. L’anello li ha strappati alla sicurezza e alla routine della loro quotidianità”.

Come dichiara a Zenit Andrea Monda, gli hobbit sono “pigri, tranquilli, abitudinari e ritualisti; hanno tutti i nostri vizi e vezzi, compreso il pettegolezzo. Più che vivere la vita, la osservano. Manca loro la sete e, come dice Gandalf, chi riconosce di avere ancora sete, ha ancora speranza”.

In Tolkien è profondamente cristiano, inoltre, il “rovesciamento della quest”: al contrario di archetipi letterari come il capitano Acab di Moby Dick o il Faust, mossi dall’orgoglio o dalla vendetta, gli “eroi” tolkieniani “rinunciano alla loro vita per la salvezza degli altri”.

Gli hobbit sono personaggi molto più umani della maggior parte degli eroi della letteratura antica, medioevale e moderna, da Omero in poi: devono fare i conti con la tentazione della conquista del potere e, alla fine, capiscono che rinunciare al potere stesso è un atto ben più eroico.

L’irruzione dell’anello nelle loro vite porterà gli hobbit nel cuore di un’avventura molto più grande di loro, al termine della quale risulteranno vincitori nonostante i loro oggettivi limiti, ad esempio, nelle doti militari.

Ciò che li salva, come per gli apostoli di Cristo, è la loro umiltà e la loro prontezza nel rispondere alla chiamata a salvare il mondo. Il loro punto di forza è anche il non prendersi troppo sul serio: è l’autoironia a salvarli.

L’epilogo del Signore degli Anelli è simile a quello del Vangelo: il male è sconfitto ma continua ad operare. Eppure a salvarci non è stato nessun superuomo nietzschiano e nemmeno un uomo ma dei “semi-uomini”. Proprio come gli hobbit…

È possibile acquistare il libro cliccando su questo link: Amazon.it.

Friday, 9 December 2011

Arabia Saudita: "Se permettiamo alle donne di guidare, fra dieci anni non ci saranno piú vergini".



"Se la proibizione alla guida per le donne verrá tolta, da qui a dieci anni nel Regno Saudita non ci saranno piú vergini". E' una delle esilaranti dichiarazioni contenute in un documento stilato da Kamal Subhi, professore all'Universitá Re Fahad di Riyadh e perito presso il Consiglio Consultivo (parlamento) dell'Arabia Saudita, dunque si presume una figura di alto profilo intellettuale e morale (figuriamoci gli altri!).

Nel rapporto si manifesta la piú  assoluta contrarietá alla concessione alle donne della facoltá di guidare l'automobile.

A parte la loro carica umoristica, queste dichiarazioni esprimono meglio di mille ricerche sociologiche l'enorme divario culturale che esiste fra l'Occidente e gran parte del mondo arabo.

Il professore afferma che "permettere alle donne di guidare comporterebbe un incremento esponenziale della prostituzione, della pornografia, dell'omosessualitá [??!!] e del numero di divorzi".

Subhi conclude il suo rapporto raccontando un episodio accadutogli mentre era in visita in un altro paese della penisola arabica dove - disgraziatamente secondo il suo punto di vista - alle donne é permesso guidare.

"Ero seduto in un Caffé - racconta Suhbi - e tutte le donne mi guardavano [?!]. A un certo punto una di loro mi ha fatto un cenno, facendomi chiaramente capire che era disponibile. Questo é quello che succede quando si permette alle donne di guidare!".

Thursday, 1 December 2011

1945: Santa Messa a bordo di una nave della Marina americana


Un documento davvero straordinario: un filmato a colori di una Messa celebrata su una nave della Marina americana (si puó notare che il celebrante a tratti barcolla a causa dell'ondeggiare della nave), girato poche ore prima lo scatenarsi di una delle piú sanguinose battaglie navali della seconda guerra mondiale, al largo della costa di Iwo Jima nel Pacifico, in cui molti dei marinai persero la vita.